BOLZANO. Una vita lunga, lunghissima. Che ha attraversato quasi un secolo, segnandolo profondamente tanto che oggi ripercorrere la biografia di Silvius Magnago significa in gran parte rileggere la storia stessa dell’Alto Adige, fortemente segnata dalla sua inconfondibile impronta politica. Ecco perché l’autonomia dell’Alto Adige e la storia del suo «padre putativo» costituiscono per certi versi un tutt’uno.
 Silvius Magnago nasce a Merano il 5 febbraio del 1914 dal magistrato di origine roveretana Silvio senior, laureato a Innsbruck e da madre germanica. Un anno dopo, allo scoppio della prima guerra mondiale, la famiglia si trasferisce a Bolzano, nel quartiere Dodiciville, dove trascorre un’infanzia relativamente tranquilla, a parte l’allontanamento dalla scuola tedesca il forzato apprendimento dell’italiano. Terminato il liceo-ginnasio a Bolzano, inizia gli studi giuridici a Bologna; fra il 1937 e il 1940 subisce il fascino dell’uniforme e si arruola nei Granatieri di Sardegna, uno dei corpi più prestigiosi. Ma la crisi non tarda a farsi sentire: di fronte alle lacerazioni familiari delle opzioni nel 1939, il tenente Magnago, appena laureato, diserta per protesta e si arruola nella Wehrmacht, seguendo la strada del coetaneo Alfons Benedikter. Sul fronte russo perderà una gamba.
 In vista delle elezioni politiche 18 aprile 1948 l’allora Obmann e fondatore della Svp Erich Amonn identifica in Magnago l’uomo in grado di riconciliare optanti, Dableiber, esuli antinazisti dai Lager come Friedl Volgger ed ex combattenti della Wehrmacht come lui. Nel voto per la Camera dei deputati viene però “bruciato” da Toni Ebner, sostenuto dal “Dolomiten”. Ma la rivincita arriva nel novembre successivo, dapprima con la nomina a vicesindaco di Bolzano, poi alle regionali.
 Primo numero due del Comune nel dopoguerra, ricoprirà la carica sino al 1953; da 1957 al 1960 sarà consigliere comunale. Tornando indietro, nel 1948 assume la carica di presidente del Consiglio provinciale e di mezza legislatura in quello regionale, dove inizia la sua campagna per il “Los von Trient”, che lo lancerà come protagonista della battaglia per il secondo statuto di autonomia, innescata con il suo capolavoro, cioè il grande raduno di Castel Firmiano del 1957. Il “via da Trento” sancisce la rivolta sudtirolese contro un’autonomia su base regionale e getta le basi per l’individuazione di un percorso su base provinciale, nel fragore dei primi tralicci fatti saltare dai separatisti.
 Nel 1959 Magnago rompe l’alleanza con la DC trentina e porta la Svp all’opposizione in Consiglio regionale. Nel 1960 raggiunge il massimo traguardo assumendo anche l’incarico di Presidente della Giunta provinciale che manterrà, accompagnato dall’eco delle bombe, per ben 28 anni. Nella notte dei fuochi fra l’11 e il 12 giugno 1961, festa del Sacro Cuore, esplode il terrorismo. Per molti versi, un capitolo a parte. Forse, il più spinoso.
 Quando il ministro degli Interni Mario Scelba istituisce la Commissione dei 19 incaricata di studiare il nuovo statuto di autonomia, a guidare la delegazione della Svp è lo stesso Magnago.
 Nel 1983 arriva (non inatteso) il più grosso successo elettorale della sua carriera nelle regionali con 74.690 preferenze. Ma sarà l’ultimo, perché nel 1988 non ripresenta la sua candidatura, passando il testimone al giovane Luis Durnwalder, assessore uscente all’agricoltura. Qualcuno si stupisce; altri, che di politica altoatesina si intendono, hanno già capito che il successore raccoglierà una pesantissima eredità, ma saprà anche metterla a frutto, con la sua scaltrezza e un pragmatismo imparato in gran parte proprio dal Grande vecchio.
 Ritiratosi dalla politica attiva, Magnago riconoscerà (tardivamente, secondo molti osservatori) di non avere dialogato abbastanza con la popolazione di lingua italiana. E ricucirà in parte anche i rapporti con quel Trentino politico che lo ha sempre apprezzato (in certi ambienti, addirittura venerato) senza esserne ricambiato.
 Nel 1991 Magnago rinuncia, dopo 34 anni, anche alla presidenza del partito che passa all’onorevole Roland Riz. Nel 1992 l’Austria rilascia la cosiddetta quietanza liberatoria dichiarando chiusa la vertenza con l’Italia. L’anno successivo, Magnago diviene presidente onorario del partito. La storia del secondo statuto d’autonomia sembra chiudersi qui, anche se per qualche anno dopo la firma non mancheranno le polemiche sulla reale valenza dell’accordo. «Ora l’Alto Adige è fatto interno allo stato italiano», dicono alcuni. Ma la Svp ribatte pronta: «L’Austria resta e sarà sempre potenza tutrice». Magnago, ovviamente, è d’accordo. La «Schutzmachtfunktion», il ruolo di salvaguardia di Vienna, è un dogma.
 Negli anni a venire, qualcuno lo proporrà addirittura come premio Nobel, un’ipotesi che si fermerà sulla soglia della proposta, appunto. Più concreta, la possibilità di essere nominato senatore a vita, proposta che però Magnago respinse al mittente: quello che molti negli ambienti politici e istituzionali italiani, a Roma ma anche a Bolzano, considerarono uno schiaffo inopportuno e per molti versi anacronistico.
 Nel 2003, la morte dell’amata Sophie; un anno dopo, il traguardo dei novant’anni festeggiati con lustro. Poi, il lento ma graduale stacco dalla politica attiva, e i consueti omaggi ufficiali del partito ad ogni compleanno.
 All’uomo che ha guidato la Provincia per 29 anni e la Südtiroler Volkspartei per 35 anni. sono stati conferiti innumerevoli riconoscimenti. Una breve selezione: membro onorario del Senato della Leopold-Franzen-Universitaet di Innsbruck (1970), Premio Robert Schuman (1971), Ordine al merito della Baviera (1972), Premio europeo Carlo (1973), Anello d’onore dei Comuni altoatesini (1977), Anello d’onore del Land Tirolo (1979), Grande ordine al merito di Vienna (1986), primo premiato del Grande ordine Montfort del Vorarlberg (1986), Ordine al merito del Land Salosburgo (1988), Anello d’onore del Land Stiria (1989), Grande ordine al merito della Repubblica austriaca (1989), Cavaliere di Gran Croce (1991), Grande croce al merito della Repubblica di Germania (1993), Ordine d’oro del Land Carinzia (1994), Premio europeo Coudenhove-Kalergi (2004). Inoltre Silvius Magnago fu nominato cittadino onorario di Velturno (1967), Castelrotto (1983), Appiano (1987) e Senales (1994).
 

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