BRUNICO. Da un giorno all’altro, quasi sempre inaspettatamente, le famiglie possono dover confrontarsi con delle malattie irreversibili che colpisono un loro componente. Nella maggioranza dei casi esso è un componente aziano ma l’esperienza insegna che sempre più frequentemente può anche non essere cosi. Quando questi casi si verificano, e nel solo Alto Adige si parla purtroppo di alcune centinaia all’anno, è davvero possibile affermare che la vita della famiglia ne viene sconvolta e tutti i loro componenti si trovano costretti giocoforza ad affrontare problemi e attività per le quali, nella grande maggioranza dei casi, non hanno una preparazione adeguata e che quasi sempre non avrebbero mai pensato di dover affrontare. Le strutture sociali previste dalla normativa, particolarmente in Alto Adige, sono adeguatamente preparate per accollarsi i casi più gravi, sia a livello di strutture curative come a livello di assistenza domiciliare specializzata, ma sicuramente il grosso delle attività di assistenza, soprattutto nella cronicizzazione della malattia, finisce naturalmente per pesare sulla famiglia dell’assistito. Una famiglia che, se ne ha la volontà, l’amore e la disponibilità assoluta all’assistenza, non dispone però delle conoscenze pratiche necessarie alla cura di una persona malata e spesso non conosce neppure le strutture alle quali rivolgersi per imparare a farlo. Almeno a questo, da qualche giorno a questa parte, sopperisce il vademecum che i Servizi sociali della Comunità comprensoriale della Val Pusteria hanno realizzato, nelle tre lingue della provincia, e che è stato presentato ieri presso il Centro sociale Trayah di Brunico alla presenza dell’assessore provinciale competente Richard Theiner. Si tratta di un opuscolo che da oggi in avanti sarà consegnato dalle strutture ospedaliere della val Pusteria a tutti coloro che sono colpiti da un’eventualità del genere e che, oltre a rispondere alle domande sulle strutture sanitarie di supporto in tutta la casistica, fornisce anche i suggerimenti pratici basilari per avviarsi ad un’assistenza che si possa davvero chiamare tale: come si nutre un ammalato, come gli si prepara il letto, quante volte e come va girato, come si lava e si pulisce e tanti altri consigli pratici di assistenza.

«Si tratta di un’iniziativa lodevole e che si propone d’esempio per i servizi similari in altri comprensori altoatesini», ha affermato l’assessore Richard Theiner, che poi ha proseguito: «Attualmente in Alto Adige i casi conosciuti sono circa 12 mila e 400, di cui circa tre quarti sono assistiti in casa, grazie alla somministrazione del sussidio di assistenza previsto dalla legge che da noi è efficace ed anche soggetta a regolari controlli in quanto si tratta di denaro pubblico. Ma è evidente che la legge da sola non basta e con quella non tutto è fatto. Senza le cure e l’assistenza domiciliare volontaria non si riuscirebbe ad andare avanti e in questo senso mi sento di dire che se dappertutto in Alto Adige le cose funzionassero come in val Pusteria, anche noi avremo una serie di problemi in meno da affrontare».

Un elogio che, ha pensato qualcuno, in tempi di “spending review” va tenuto come prezioso...

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