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BOLZANO. «L’unica cosa positiva in questa gravissima vicenda, fatta di violenze prima psicologiche e poi fisiche, è che si è agito tempestivamente. Il codice rosso, introdotto nel 2019 per garantire un intervento più rapido a tutela delle donne, ha funzionato. L’uomo è stato arrestato. Dalla denuncia all’emissione della misura cautelare sono passate 24 ore. Purtroppo, non è sempre così. E comunque teniamo conto che questo è solo l’inizio di un lungo cammino. Ci vuole coraggio per intraprenderlo». Così Christine Clignon, presidente della Gea - l’associazione che gestisce un numero verde attivo sempre (800276433), un centro d’ascolto e alloggi protetti - commenta l’ennesimo drammatico epilogo di un amore malato.
Dall’amore all’inferno
Tutto era iniziato circa un anno fa, sul luogo di lavoro: il punto vendita di una grande catena. Protagonisti due giovani trentenni; una storia diventata quasi subito un inferno per la donna. Adesso lui è in carcere, dove - in attesa del processo - è ipotizzabile che rimanga qualche settimana, non molto di più; lei è stata accolta in una struttura protetta. Onde evitare che il suo nome potesse andare ad allungare il già troppo lungo elenco delle vittime di femminicidio: 125 a livello nazionale, nell’ultimo anno come indicato nel rapporto del Viminale, 17 in più rispetto al 2020-2021.
Gli alloggi promessi
«Come Gea - spiega Clignon - gestiamo sei appartamenti. Ne servirebbero altri, come promesso ormai da anni dal Comune di Bolzano. Comunque in strada non lasciamo mai nessuno. Una soluzione la troviamo sempre. Il problema è che - in base al regolamento - l’ospitalità nelle strutture protette dovrebbe durare in media sei mesi. Poi la donna, pur potendo contare sempre sul nostro sostegno, dovrebbe riprendere in mano la propria vita. Trovarsi una casa e se non ce l’ha, un lavoro. In Alto Adige però, affittare un appartamento è difficilissimo: i prezzi sono stratosferici. Per questo capita che i tempi di permanenza all’interno delle strutture protette si allunghino inevitabilmente».
Le assicurazioni del sindaco
«Stiamo lavorando per trovare una soluzione», assicura il sindaco Renzo Caramaschi. «In giunta siamo tutti d’accordo e siamo a buon punto».
Il problema è che sono almeno dieci che viene annunciata una soluzione che sembra sempre a portata di mano. Inevitabile quindi incalzare il primo cittadino sulla tempistica, ma la risposta è sempre la stessa: «Siamo a buon punto».
La delibera ferma da febbraio
Di certo c’è che la delibera che prevede la realizzazione di undici alloggi protetti per donne vittime di violenza e maltrattamenti nel quartiere Europa-Novacella è bloccata dall’inizio di febbraio. Il documento, ritirato per motivi di carattere formale la sera della discussione in consiglio comunale, non è più stato ripresentato. Perché sono iniziate le proteste dei residenti appoggiati da Lega, Fratelli d’Italia, Civica per Bolzano.
In questo modo si è bloccato un iter iniziato nel 2010 con l’approvazione di una variante al Puc per realizzare un edificio con 12 alloggi per anziani su un’area di proprietà del Comune. Poi, nel 2013, la giunta comunale ha deciso che bisognava dare priorità ad una casa protetta per le donne, avviando le pratiche per il finanziamento chiesto alla Provincia che ne ha condiviso l’urgenza e ha stanziato quattro milioni di euro. Sono passati dieci anni e pur essendoci terreno e finanziamento, della casa per le donne non c’è ancora traccia. Il Comune, a quanto pare, sta valutando la possibilità di trovare un accordo con i residenti preoccupati di perdere il parcheggio, in quanto sull’area verrebbe realizzato il nuovo complesso; ma si sta anche cercando un sito alternativo: significherebbe però ripartire da zero col rischio di perdere i finanziamenti provinciali.


