sanità

Mancano 69 medici di famiglia: a Bolzano record di pazienti, 1545

La Fondazione Gimbe: in Alto Adige il 63,7% dei professionisti supera il tetto massimo di 1.500 assistiti. La denuncia di Rubino (Fimmg): «Situazione pesante. Così crescono i rischi, mentre la burocrazia non diminuisce» 



BOLZANO. Troppi assistiti, pochi medici. Bolzano e l’Alto Adige stanno dentro questo imbuto. E i numeri non danno scampo: quasi il 64% dei nostri sanitari di medicina generale supera il massimale di 1.500 assistiti previsto dall’accordo collettivo nazionale. La nostra regione detiene il record negativo. Al primo posto in Italia c’è il Trentino, dove il massimale viene superato dal 65,5% dei medici di medicina generale. In Alto Adige la percentuale è del 63,7%. La media nazionale è del 42,1%.

Il numero medio di assistiti per medico di famiglia, al primo gennaio 2022, è pari a 1.545 nella provincia di Bolzano (la media più alta) e a 1.411 nella provincia di Trento.

ll punto di equilibrio dovrebbe essere mille pazienti per un medico, ma qui si va oltre. E di molto. Lo svela la fondazione Gimbe, non un organismo sindacale. È una organizzazione indipendente che punta a favorire la diffusione delle migliori evidenze sanitarie con attività di ricerca con forte afflato pubblico.

Quanto si va oltre in Alto Adige? «I dati parlano di 1.575 assistiti per medico. Sono tanti», dice Luigi Rubino.

Tanti, troppi, con quali conseguenze? «Aumentano i rischi, mentre la burocrazia non diminuisce. Succede sempre più spesso che un medico faccia le sue ore in ambulatorio, e poi a casa continui con le pratiche d’ufficio». Finendo per stare impegnato ben oltre quanto scritto sulla targhetta del suo ufficio. Rubino è uno dei più ascoltati rappresentanti della Fimmg, la federazione dei medici di medicina generale. Che fa un esempio d’attualità, a proposito dello squilibrio tra assistiti e sanitari: «La questione è che siamo pochi, mentre aumenta la richiesta. Ed è come provare a sgomberare l’acqua dalla Romagna con un secchiello invece che con le idrovore».

Le conseguenze

Troppi assistiti può significare anche rischio di errore, poco margine per l’ascolto. Con un annesso, aggiunge Rubino: «Certamente si opera meglio con la presenza in ambulatorio di una assistente o di una infermiera, ma non tutti possono permetterselo. E i contributi in questo senso sono scarsi». Una delle cause è il passaggio da una situazione di “pletora sanitaria”, cioè di grandi numeri, al pensionamento di tanti di questi medici mai sostituti in modo soddisfacente con i nuovi. Il risultato è uno squilibrio tra passato e presente, che si sta riversando sul futuro del settore.

La ricerca

Certo, elenca ancora la Fondazione Gimbe, l’Alto Adige è una delle province in cui il numero dei sanitari, una volta si diceva “di base”, è salito di almeno di un 2,7%, tra il 2019 e il 2021, ma non in modo tale da sanare le carenze. Che sono queste: «Nella provincia di Bolzano mancano tuttora 69 medici, 42 in quella di Trento. Con massimali nel rapporto medico-assistiti che sono invece molto alti, uno dei più alti nel Paese». La lente della fondazione, dunque, mette in luce quello che i sindacati e le federazioni dei medici altoatesini hanno da tempo denunciato, vale a dire i rischi insiti nel non avere ancora abbassato il massimale nel rapporto. Con rischi conseguenti nelle relazioni anche umane con gli assistiti ma pure con difficoltà a mantenere basso il livello di rischio nel lavoro stesso di diagnostica. P.CA.

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