BOLZANO. «Cerchiamo giovani tra 18 e 35 anni per abbassare l’età media del donatore. Perchè se oggi non iniziamo a trovare nuove leve tra una decina d’anni potremmo non essere più autosufficienti». L’appello di Claudia Peer Tocchio - presidente Avis comunale Bolzano, l’associazione volontari del sangue - parte forte dall’assemblea annuale. «La questione ci preoccupa molto - spiega - perchè al momento rischiamo di non poter contare sul ricambio generazionale dei volontari che sono rappresentati in larga parte da persone tra 45 e 60 anni e meno da giovani tra 18 e 35 anni. Le “campagne” per farci conoscere continuano nelle scuole, nelle società sportive, nelle associazioni ecc. ma è doveroso che anche dalla nostra assemblea parta un ulteriore forte appello. A tutt’oggi l’Alto Adige - che per fortuna è autosufficiente e che è in grado di vantare circa 20 mila donatori - è anche in grado di spedire sacche di sangue in altre regioni d’Italia - mi viene in mente per esempio il Lazio e Abruzzo - ma se non riusciamo a trovare giovani donatori rischiamo tra gli otto ed i dieci anni di non bastare più a noi stessi». La presidente ricorda le cifre. «Abbiamo avuto un lieve calo di donatori ma siamo riusciti a produrre più sacche di sangue. I numeri parlano per la comunale di Bolzano di un totale di 6.137 donatori. Ne sono usciti 547 ed entrati 519. Nonostante il lieve calo abbiamo raccolto 9.444 sacche di sangue. Un ottimo risultato». Diego Massardi - presidente provinciale Avis - ricorda ancora una volta come «nonostante una pianificazione precisa ed attenta e la grande disponibilità dei volontari – a centinaia ogni anno lasciano in tutto l’Alto Adige per ragioni di età. Perchè è possibile donare solo fino a 65 anni. Perciò resta un nostro obiettivo per il prossimo futuro quello di attirare giovani donatori». Di recente la presidenza nazionale era intervenuta per smontare il caso della fascia dei 18-35enni accusati di essere lontani dal mondo delle donazioni. «La percentuale di donatori è sempre uguale. Solo che si è ristretto il bacino d’utenza. Sono i giovani ad essere di meno non i donatori».