BOLZANO. «Fino a cinque anni fa eravamo in sei; adesso siamo in tre sacerdoti. Dopo un anno di discussioni con i consigli parrocchiali di Don Bosco e San Pio X abbiamo deciso che bisognava intervenire, riducendo e riorganizzando le messe. So che, soprattutto tra le persone anziane che sono più abitudinarie, c'è chi non ha gradito, ma non avevamo alternative». Don Gianpaolo Zuliani, parroco di Don Bosco e San Pio X, spiega così la decisione di rivedere gli orari.

Dall'inizio di marzo, la domenica a San Pio X le messe del mattino delle 8.30 e delle 10.30 da due diventano una, con orario fissato alle 9.30. A Don Bosco, il sabato, non c'è più la messa delle 18 che viene anticipata alle 8 del mattino; per chi volesse continuare ad andare la sera, potrà comunque farlo, ma dovrà spostarsi nella chiesa di San Pio X in via Resia, dove c'è la funzione delle 18.30.

La crisi di vocazioni

«Questo tipo di organizzazione - spiega don Zuliani - ci consente di garantire le funzioni anche nel caso in cui un sacerdote dovesse, per una serie di motivi, trovarsi da solo. Altrimenti rischiamo di dover cancellare la messa magari all'ultimo momento. Del resto, tra i nostri tanti compiti non c'è solo quello di celebrare messe e funerali. Ad esempio, questa nuova programmazione mi permette di andare qualche giorno in vacanza con un gruppo di giovani della parrocchia. Pure questa è un'attività importante». Anche nella chiesa dunque, per mancanza di vocazioni, c'è sempre più bisogno di razionalizzare e fare sinergie. Si è cominciato anni fa, assegnando più parrocchie ad un unico sacerdote; si prosegue - come sta facendo don Zuliani - riducendo le messe o rivendendo gli orari.

Sacerdoti sempre più anziani

«Si tratta di scelte inevitabili - spiega il parroco - se si pensa che abbiamo sempre meno vocazioni e i sacerdoti della diocesi sono sempre più anziani. Io che ho 51 anni sono tra i più giovani; don Piergiorgio Zocchio che mi dà un prezioso aiuto viaggia verso i 90 anni; don Mounir, che arriva dalla Siria, è più giovane, ne ha una quarantina». E nei prossimi anni la situazione anche nella chiesa locale che in passato mandava sacerdoti nelle missioni di mezzo mondo, è destinata a peggiorare ulteriormente. Per l'anno in corso non sono previste ordinazioni di sacerdoti diocesani. Nel Seminario di Bressanone si stanno preparando in 14: solo 2 sono altoatesini, 10 tanzaniani e due indiani. L'accordo con le diocesi d'origine prevede che, una volta ordinati, si fermeranno in Alto Adige qualche anno. Poi torneranno a "casa". Si spera in un maggior coinvolgimento dei laici, auspicato da anni. Per il momento però è poco più che una speranza.