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BOLZANO. «La manovra del governo va nella direzione giusta: non ci sono altre strade per uscire dalla crisi e tornare a crescere in maniera sana». Stephan Pan, presidente di Assoimprenditori, è sulla stessa linea della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi.
Non teme ricadute negative sul bilancio provinciale?
«L’Alto Adige è una terra dove si sta meglio che altrove, ma non è un’isola felice. Anche qui ci sono dei risparmi da fare per utilizzare meglio le risorse».
Ad esempio?
«Bisogna ridurre la burocrazia e snellire l’apparato amministrativo: per uscire dalla crisi, che come si vede non risparmia nessuno, bisogna tagliare a livello strutturale».
Se fosse lei il presidente della Provincia da dove partirebbe?
«Dal settore che più pesa a livello di bilancio: ovvero dalla sanità (un miliardo 308 mila euro, ndr)».
In questo modo però si rischia di ridurre la qualità del servizio.
«Assolutamente no. Sono convinto che in quel settore, dove la spesa continua a crescere, ci siano ampi margini di risparmio senza intaccare la qualità dei servizi».
Concretamente?
«Bisogna eliminare i doppioni che si trovano nei sette ospedali».
La gente però vuole avere l’ospedale sotto casa.
«Sbaglia. Perché in questo modo hai piccoli centri che costano tanto e non garantiscono - anche perché non hanno una casistica sufficiente - l’alta qualità. Per le prestazioni di routine ci sono medici di base e distretti».
E se invece tagliassero sul bilancio dell’industria?
«Lì c’è poco da tagliare, perché il budget è già limitato (9,7 milioni)».
Cosa pensa del contenzioso sul rinnovo del contratto dei provinciali: i sindacati hanno chiesto un aumento del 3,5%?
«In un momento come questo non so come possano giustificare una simile richiesta. In Grecia e in Spagna si parla di una riduzione degli stipendi dei dipendenti pubblici del 10%. Del resto mi sembra che in Italia questa categoria goda di stipendi in media superiori a quelli del settore privato. La presidente di Confindustria ha fatto i conti: gli stipendi dei dipendenti pubblici dal 2000 ad oggi sono cresciuti del 16% contro il 3% di chi lavora nel privato. Ma i vantaggi vanno oltre la busta paga».
Ovvero?
«Il dipendenti pubblici tanto per cominciare hanno la sicurezza del posto, cosa non da poco in un momento come questo; e poi godono di una serie di agevolazioni a livello di flessibilità degli orari, permessi, aspettative che il datore di lavoro non può concedere semplicemente perché non riuscirebbe a far quadrare i conti».
Tornando alla manovra, il governo promette lotta dura contro gli evasori.
«E spero sia davvero così. Perché si dice che, soprattutto al sud, il 65% dell’economia sia sommersa. E il risultato è che lo Stato, per rimpinguare le casse, continua a tartassare chi le imposte le paga regolarmente».
Non teme ricadute negative sul bilancio provinciale?
«L’Alto Adige è una terra dove si sta meglio che altrove, ma non è un’isola felice. Anche qui ci sono dei risparmi da fare per utilizzare meglio le risorse».
Ad esempio?
«Bisogna ridurre la burocrazia e snellire l’apparato amministrativo: per uscire dalla crisi, che come si vede non risparmia nessuno, bisogna tagliare a livello strutturale».
Se fosse lei il presidente della Provincia da dove partirebbe?
«Dal settore che più pesa a livello di bilancio: ovvero dalla sanità (un miliardo 308 mila euro, ndr)».
In questo modo però si rischia di ridurre la qualità del servizio.
«Assolutamente no. Sono convinto che in quel settore, dove la spesa continua a crescere, ci siano ampi margini di risparmio senza intaccare la qualità dei servizi».
Concretamente?
«Bisogna eliminare i doppioni che si trovano nei sette ospedali».
La gente però vuole avere l’ospedale sotto casa.
«Sbaglia. Perché in questo modo hai piccoli centri che costano tanto e non garantiscono - anche perché non hanno una casistica sufficiente - l’alta qualità. Per le prestazioni di routine ci sono medici di base e distretti».
E se invece tagliassero sul bilancio dell’industria?
«Lì c’è poco da tagliare, perché il budget è già limitato (9,7 milioni)».
Cosa pensa del contenzioso sul rinnovo del contratto dei provinciali: i sindacati hanno chiesto un aumento del 3,5%?
«In un momento come questo non so come possano giustificare una simile richiesta. In Grecia e in Spagna si parla di una riduzione degli stipendi dei dipendenti pubblici del 10%. Del resto mi sembra che in Italia questa categoria goda di stipendi in media superiori a quelli del settore privato. La presidente di Confindustria ha fatto i conti: gli stipendi dei dipendenti pubblici dal 2000 ad oggi sono cresciuti del 16% contro il 3% di chi lavora nel privato. Ma i vantaggi vanno oltre la busta paga».
Ovvero?
«Il dipendenti pubblici tanto per cominciare hanno la sicurezza del posto, cosa non da poco in un momento come questo; e poi godono di una serie di agevolazioni a livello di flessibilità degli orari, permessi, aspettative che il datore di lavoro non può concedere semplicemente perché non riuscirebbe a far quadrare i conti».
Tornando alla manovra, il governo promette lotta dura contro gli evasori.
«E spero sia davvero così. Perché si dice che, soprattutto al sud, il 65% dell’economia sia sommersa. E il risultato è che lo Stato, per rimpinguare le casse, continua a tartassare chi le imposte le paga regolarmente».
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