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Bolzano. Nella galleria dei personaggi che sono stati protagonisti dei cinquant’anni di Festival studentesco che Bolzano celebra quest’anno, un posto speciale spetta a Mimmo Marcassoli, presidente onorario dell’Artist Club che gestisce la manifestazione, dopo tanti anni di presidenza effettiva. Operatore finanziario e ora pensionato, da studente saliva sul palco per la sua scuola, l’ITC Battisti, ma la sua carriera dentro il Festival è stata soprattutto quella al vertice del comitato organizzatore.
«Alla fine degli anni Ottanta, l’associazione Artist Club che aveva la sede in comune con il Club Rodigino, era in difficoltà e mi chiese un consiglio. Io e Andrea Buzzoni tirammo fuori l’idea vincente: perché non rilanciare il festival che era morto nel 1973, sommerso dall’onda lunga del Sessantotto che castigava la goliardia e il disimpegno? Lino Morabito dell’Artist diede le dimissioni, gli altri ci chiesero di prendere in mano l’associazione. Con la nostra idea andammo dall’allora potente assessore Ferretti che si mostrò entusiasta. Con la sua benedizione e con l’assicurazione che saremmo stati “protetti” economicamente, ci preparammo al decollo. E quest’anno possiamo festeggiare il grande traguardo dei cinquant’anni di una manifestazione nata assieme al Festival di Sanremo, nel 1951, e che noi abbiamo rilanciato nel 1989».
Ma oggi il ruolo dell’Artist Club è rimasto immutato?
Posso dire con soddisfazione che oggi il festival è passato nelle mani dei ragazzi: gli abbiamo consegnato in eredità un palco molto professionale e gli strumenti per gestirlo. Grazie a una continua politica di coinvolgimento degli studenti più bravi che, una vota usciti dalle Superiori, venivano coinvolti nell’organizzazione. Il successo del Festival sta nell’entusiasmo e nella bravura dei ragazzi ma anche nella capacità organizzativa e nel continuo innesto di nuove leve dentro l’Artist Club. Come Max Berloffa, che dopo la Maturità iniziò a presentare la rassegna e che ancora oggi è lì sul palco, quest’anno assieme a Davide Mariotti, un altro ex concorrente. Anche l’attuale presidente, Elisa Weiss, era stata prima concorrente.
E il Marcassoli concorrente, che cosa ricorda dei suoi anni Sessanta?
Fra i numeri rimasti nella storia del Festival, ricordo Ezio Zermiani e Lino Morabito che facevano Stanlio e Ollio. E poi io, Roland Buratti e Franco Mugliari che facevamo i Gufi, celebre gruppo di cabaret musicale. Ma degli anni Sessanta ho anche un chiaro ricordo di come portavamo sul palco nuovi ideali soprattutto pacifisti. Infuriava la guerra in Vietnam e dunque le canzoni più gettonate erano “Mettete dei fiori nei vostri cannoni” e “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”. Gli stessi giornalisti che seguivano la manifestazione ironizzavano sul fatto che non eravamo molto pragmatici ma che in fatto di ideali non ci superava nessuno. Sul palco, erano soprattutto gli studenti dei Licei a ricorrere al teatro impegnato e a temi anche politici.
Un aneddoto, fra le centinaia di tutte queste edizioni targate Artist Club?
Il momento commovente, lo scorso anno, in cui sul palco ho passato il testimone della regia del festival al giovanissimo Davide Ferraro. Negli anni addietro ricordo poi un momento drammatico: doveva entrare sul palco un balletto dell’Ipc, stavo per dare il via e una ragazza, per l’emozione, si accasciò svenuta. Momento di panico, il presentatore che cerca di “allungare” come Amadeus a Sanremo e poi per fortuna la ragazza si riprende e riesce a salire sul palco… L’altra cosa curiosa di questo “lavoro” è il fatto di girare oggi per la strada ed essere salutato da un sacco di persone che mi riconoscono ma che io non ho potuto memorizzare.
È sempre stato difficile coinvolgere le scuole tedesche?
Già negli anni Sessanta avevamo cercato di creare un ponte, di promuovere la convivenza, creando anche “Il Bilinguino d’oro”, una iniziativa che naufragò in poco tempo sotto l’ostilità della stampa tedesca dell’epoca, in un clima di apartheid. Oggi c’è ancora qualche ostacolo, ma la situazione è molto migliorata anche grazie agli scambi scolastici fra gli istituti italiani e tedeschi”.
Per l’edizione numero Cinquanta sarà coinvolto sul palco nella sezione “Amarcord” che dà spazio ai reduci?
Come presidente, mi sembrava poco opportuno. Quindi sarò solo e ovviamente il maestro di cerimonie al Galà del 29 febbraio al Noi Techpark. Fra i 400 invitati ci saranno tutte le vecchie glorie, fotografate sul red carpet come agli Oscar....
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
«Alla fine degli anni Ottanta, l’associazione Artist Club che aveva la sede in comune con il Club Rodigino, era in difficoltà e mi chiese un consiglio. Io e Andrea Buzzoni tirammo fuori l’idea vincente: perché non rilanciare il festival che era morto nel 1973, sommerso dall’onda lunga del Sessantotto che castigava la goliardia e il disimpegno? Lino Morabito dell’Artist diede le dimissioni, gli altri ci chiesero di prendere in mano l’associazione. Con la nostra idea andammo dall’allora potente assessore Ferretti che si mostrò entusiasta. Con la sua benedizione e con l’assicurazione che saremmo stati “protetti” economicamente, ci preparammo al decollo. E quest’anno possiamo festeggiare il grande traguardo dei cinquant’anni di una manifestazione nata assieme al Festival di Sanremo, nel 1951, e che noi abbiamo rilanciato nel 1989».
Ma oggi il ruolo dell’Artist Club è rimasto immutato?
Posso dire con soddisfazione che oggi il festival è passato nelle mani dei ragazzi: gli abbiamo consegnato in eredità un palco molto professionale e gli strumenti per gestirlo. Grazie a una continua politica di coinvolgimento degli studenti più bravi che, una vota usciti dalle Superiori, venivano coinvolti nell’organizzazione. Il successo del Festival sta nell’entusiasmo e nella bravura dei ragazzi ma anche nella capacità organizzativa e nel continuo innesto di nuove leve dentro l’Artist Club. Come Max Berloffa, che dopo la Maturità iniziò a presentare la rassegna e che ancora oggi è lì sul palco, quest’anno assieme a Davide Mariotti, un altro ex concorrente. Anche l’attuale presidente, Elisa Weiss, era stata prima concorrente.
E il Marcassoli concorrente, che cosa ricorda dei suoi anni Sessanta?
Fra i numeri rimasti nella storia del Festival, ricordo Ezio Zermiani e Lino Morabito che facevano Stanlio e Ollio. E poi io, Roland Buratti e Franco Mugliari che facevamo i Gufi, celebre gruppo di cabaret musicale. Ma degli anni Sessanta ho anche un chiaro ricordo di come portavamo sul palco nuovi ideali soprattutto pacifisti. Infuriava la guerra in Vietnam e dunque le canzoni più gettonate erano “Mettete dei fiori nei vostri cannoni” e “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”. Gli stessi giornalisti che seguivano la manifestazione ironizzavano sul fatto che non eravamo molto pragmatici ma che in fatto di ideali non ci superava nessuno. Sul palco, erano soprattutto gli studenti dei Licei a ricorrere al teatro impegnato e a temi anche politici.
Un aneddoto, fra le centinaia di tutte queste edizioni targate Artist Club?
Il momento commovente, lo scorso anno, in cui sul palco ho passato il testimone della regia del festival al giovanissimo Davide Ferraro. Negli anni addietro ricordo poi un momento drammatico: doveva entrare sul palco un balletto dell’Ipc, stavo per dare il via e una ragazza, per l’emozione, si accasciò svenuta. Momento di panico, il presentatore che cerca di “allungare” come Amadeus a Sanremo e poi per fortuna la ragazza si riprende e riesce a salire sul palco… L’altra cosa curiosa di questo “lavoro” è il fatto di girare oggi per la strada ed essere salutato da un sacco di persone che mi riconoscono ma che io non ho potuto memorizzare.
È sempre stato difficile coinvolgere le scuole tedesche?
Già negli anni Sessanta avevamo cercato di creare un ponte, di promuovere la convivenza, creando anche “Il Bilinguino d’oro”, una iniziativa che naufragò in poco tempo sotto l’ostilità della stampa tedesca dell’epoca, in un clima di apartheid. Oggi c’è ancora qualche ostacolo, ma la situazione è molto migliorata anche grazie agli scambi scolastici fra gli istituti italiani e tedeschi”.
Per l’edizione numero Cinquanta sarà coinvolto sul palco nella sezione “Amarcord” che dà spazio ai reduci?
Come presidente, mi sembrava poco opportuno. Quindi sarò solo e ovviamente il maestro di cerimonie al Galà del 29 febbraio al Noi Techpark. Fra i 400 invitati ci saranno tutte le vecchie glorie, fotografate sul red carpet come agli Oscar....
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