BOLZANO. La condanna ad appena 12 anni di reclusione dell’assassino della prostituta bulgara ai Piani di Bolzano, è diventata definitiva. L’avvocato difensore Flavio Moccia ha rinunciato a ricorrere in Cassazione posto che in appello la difesa aveva già ottenuto tutto il possibile, forse addirittura oltre le attese. Su Kevin Montolli, il giovane panettiere autore del delitto, i giudici di merito sono stati di mano decisamente leggera se si pensa che si è arrivati ad una condanna definitiva a 12 anni di reclusione senza neppure il riconoscimento della semi infermità mentale al momento del fatto. Di conseguenza a carico del giovane omicida non è stato rilevata neppure alcuna condizione di pericolosità sociale che avrebbe imposto cautele e cure durante il periodo di detenzione e nella futura fase di scarcerazione in prossimità del fine pena. In realtà la vicenda processuale di Kevin Montolli si è conclusa senza che fosse neppure chiarito il movente del delitto. Agli atti del processo ci sono perizie che rilevano in Kevin Montolli un disturbo di personalità preoccupante, soprattutto nel relazionarsi con l’altro sesso. Per i giudici, però, si tratterrebbe di un disturbo non in grado di incidere concretamente sulla capacità di intendere e di volere. Di queste conclusioni non sembra convinto l’avvocato difensore Flavio Moccia che, proprio nell’interesse del ragazzo, sfruttando il periodo di detenzione, ha chiesto e ottenuto di sottoporre il giovane omicida ad una terapia psicologica di recupero che potrebbe risultare decisiva per ricondurre Kevin ad una vita normale. Montolli è giovanissimo. Tornerà in completa libertà prima di compiere 30 anni (dei 12 anni della condanna non ne dovrà scontare più di otto grazie agli abbuoni previsti dal nostro ordinamento) e avrà dunque la possibilità di ricostruirsi una vita. Per questo l’avvocato Moccia ha ottenuto che nel carcere di Montorio (Verona) ove sta scontando la condanna, Kevin venga curato. A preoccupare, come già accennato, sono soprattutto alcune considerazioni riportate nella perizia d’ufficio sulla personalità del giovane omicida, considerato perfettamente in grado di intendere e di volere ma affetto da un grave «disturbo antisociale di personalità». Era la notte del 9 settembre di 3 anni fa quando Kevin Montolli si appartò in via Macello con la prostituta bulgara Svetla Fileva, massacrandola con 36 coltellate. In appello la difesa riuscì ad ottenere un verdetto finale insperato puntando tutto sulla cancellazione dell'aggravante della crudeltà , forte di un recente pronunciamento della Cassazione secondo cui il numero delle coltellate (nel nostro caso furono 36) non può determinare la sussistenza o meno, sotto il profilo giuridico, dell'aggravante in questione. Non va inoltre dimenticato che nella sentenza di primo grado la giudice Silvia Monaco sottolineò il fatto che le indagini non avessero portato ad individuare un movente definito. «Certo è che Kevin nell'atto violento ha liberato tensioni frustrazioni e dolore di altra origine» scrisse il giudice. Il delitto di via Macello, dunque, avrebbe trovato origine nel passato di questo giovane panettiere apparentemente timido e tranquillo ma dall'infanzia molto triste e difficile. Anche per questo l’avvocato si è preoccupato di ottenere per lui una specifica terapia psicologica.

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