Bolzano. Un matrimonio? Dura 15 anni. E questo mettendo insieme chi lo tiene in piedi tutta una vita e chi si stanca un paio d'anni dopo. Fatti due conti la realtà è amara: un matrimonio su tre fallisce. E' questo l'Alto Adige degli abiti bianchi e della marcia nuziale. Visto ora con gli occhi dei numeri e fuori dai confetti. D'altronde si fa presto a dire "finchè morte non vi separi"quando di anno in anno crescono separazioni e divorzi. Ad esempio: nel 2019 si sono separate 655 coppie, quasi una ventina in più dell'anno prima con un incremento del 3,0%. C'è stato un momento, tra il 2016 e per un paio d'anni in cui, a loro volta i divorzi erano diminuiti in cifre assolute; ma nonostante questa piccola frenata sul medio periodo, l'anno scorso sono saliti comunque dello 0,3% rispetto ai mesi precedenti. Così che il tasso delle separazioni si è assestato sul 12,3% mentre i divorzi poco di più. Percentuali calcolate su 10mila abitanti. In questo quadro di grande fluidità anche sociale e antropologica, si sono inseriti negli ultimi tempi una serie di istituti che hanno reso flessibile il contesto istituzionale. E cioè il divorzio breve e l'affido condiviso dei figli, ormai adottato dalla grande maggioranza dei genitori non più sotto lo stesso tetto. Evidentemente il legislatore deve aver annusato l'aria e ha provato a ridefinire le norme in base ai cambiamenti di sensibilità collettivi rispetto alle questioni. Tant'è che, partendo dalla prima riforma, ormai anche in Alto Adige il 52% dei divorzi viene richiesto e attuato nella riforma del "breve". Al punto che, proprio l'irruzione di questa modifica ha prodotto una graduale mutazione genetica sia dei rapporti tra i coniugi quando l'amore finisce o il tradimento incombe, sia nelle scelte delle procedure per dividersi: passano infatti non più di tre anni ormai tra separazione e divorzio. Segno che l'istituto del "breve" ha colto un bisogno reale dentro una società sempre più sospesa tra vecchio e nuovo, tra tradizione e modernità. Perché questa fragilità, anche altoatesina, dell'istituzione-matrimonio? Al centro, come succede spesso quando si parla di rivoluzioni del sentire, la donna. La flessiblità delle unioni è infatti, secondo l'istituto provinciale di statistica che ha elaborato il suo annuale report su "separazioni e divorzi", molto legata alla raggiunta indipendenza economica dell'universo femminile, alla sua capacità di compiere scelte in autonomia e di essere molto meno legato rispetto al passato al sostegno finanziario del marito. Questo ha prodotto una sostanziale parità anche negli atteggiamenti riguardo al fine rapporto. Per dire: il 66% dei separati, dunque una netta maggioranza, proviene da una situazione di coppia in cui i componenti hanno lo stesso grado di istruzione. Dentro nuclei in cui, almeno per l'81% tutti e due lavorano. Addirittura, tra questi casi, è il 21% delle donne ad avere un titolo di studio più alto del marito. Il dato riguardante il tasso di divorzio totale (321 divorzi per 1000 matrimoni) per la quarta volta di seguito risulta superiore a quello delle separazioni (che sono state 313). Questo significa, secondo i ricercatori dell'Astat, che oltre il 30% delle coppie coniugate divorzierà nel corso del tempo. Insomma, una proiezione sentimentale che non lascia scampo. Certo l'Alto Adige ancora non guida il gruppo. Tant'è che i paesi confinanti, cioè Austria e Svizzera, registrano tassi di divorzio totale molto più elevati, rispettivamente pari a 407 e 411. L'Italia, poi, ha registrato nel 2017, secondo l'ultima rivelazione Istat disponibile, 319 divorzi ogni mille abitanti. Mentre anche il Tirolo divorzia più dei sudtirolesi. Detto che, dunque, mediamente le coppie separate erano sposate da 15 anni c'è da aggiungere che la quota delle separazioni dentro matrimoni di più lunga durata si è quasi triplicata negli ultimi decenni, dal 17,2% del 1975 a quasi il 50% del 2019. Altro segnale del cambiamento dei tempi: sempre più persone sono disposte ad affrontare una nuova vita in una (eventuale) altra coppia anche a tarda età. Tanto da confermare il dato che l'invecchiamento, come percezione, scivola sempre più verso l'alto. Stiamo tutti cambiando, come società, e il nostro rapporto col matrimonio è un segno inequivocabile di questa mutazione antropologica. P.CA.