BOLZANO. «Abbiamo bisogno di copiare dall'Alto Adige il modello della formazione», ha detto Renzi durante la sua recente visita in Alto Adige. Certo, il modello delle scuole professionali cosiddetto “duale”, capace di coniugare scuola e lavoro, offre molte garanzie di trovare un posto di lavoro alla fine del percorso di studi, lo dimostra anche il basso livello di disoccupazione giovanile della nostra provincia. Il modello Alto Adige per l'apprendistato funziona molto bene secondo il segretario dei metalmeccanici della FIOM di Bolzano, Fabio Parrichini: «Siamo modello, bisogna riconoscerlo», prosegue il segretario, «qui l'alternanza scuola-lavoro funziona davvero perché esiste l'obbligo di un apprendistato a scuola. Spiega il preside Josef Haspinger della Landesberufsschule fur Handwerk und Industrie, una delle scuole professionali più importanti che si prepara a compiere i suoi primi 60 anni: «Nelle scuole professionali i ragazzi hanno un obbligo di cinque settimane di lavoro in azienda. Inoltre, l’istituto è in costante contatto con le realtà produttive presenti sul territorio. Cinque volte all'anno ci confrontiamo con le aziende e insieme cerchiamo di far fronte ai bisogni comuni». E si tratta di grandi aziende, come la Elpo e l'Autoindustriale.

Da quest'anno, a rendere ancora più competitivo il modello delle scuole professionali della nostra Provincia, c’è l'introduzione dell'esame di Maturità. Per il momento la riforma ha interessato le scuole di lingua tedesca, ma dal prossimo anno seguirà anche in quelle di lingua italiana. «Gli studenti che lo desiderano, possono, con un quinto anno integrativo, equiparare il diploma professionale a un diploma di scuola superiore che consente l'accesso all'università», spiega la professoressa Silvia Tiziani, che insegna italiano come seconda lingua e che ha visto così quest'anno “sfornare” i primi maturandi. Secondo il preside Haspinger, l'introduzione della maturità ha portato a un incremento del 30% delle iscrizioni e ha reso le professionali più attrattive per quei giovani che, pur avendo una forte propensione al mondo del lavoro, non vogliono precludersi la possibilità di proseguire gli studi: «la decisione è anche legata a una questione di livello salariale». (a.b.)