BOLZANO. Un maxi raggiro che ha indotto in errore l’allora Ministero delle attività produttive (oggi Ministero dello Sviluppo Economico) che diede il via libera al finanziamento, sotto forma di contributo, di un progetto industriale che mirava a sfruttare il colore naturale delle carote per estrarlo e utilizzarlo nella produzione di bibite. E’ stata la Procura della Repubblica di Bolzano, assieme agli uomini della Guardia di Finanza, a scovare la truffa che avrebbe fruttato ad un gruppo di imprenditori poco meno di 2 milioni di euro, usciti dalle casse dello Stato per finanziare il progetto industriale e finiti in realtà nelle tasche di una decina di persone al riparo nelle zone dei cosiddetti «paradisi fiscali». La vicenda (che si è sviluppata tra il 2001 e il 2010) ha riguardato anche alcune imprese della nostra regione e cinque imprenditori di cui due deceduti nel corso delle indagini. Tutti gli indagati hanno chiuso il contenzioso con la giustizia con un comodo patteggiamento o con pene che comunque non dovranno essere scontate concretamente in carcere.

L’ennesima dimostrazione, insomma, della bontà di uno Stato che, pur perennemente alle prese con i «furbetti» che riescono ad evadere o eludere il fisco, sceglie la strada del non rigore anche nei confronti di chi architetta un maxi raggiro ai danni della collettività.

L’inchiesta si è sviluppata per diversi mesi con l’ipotesi d’accusa principale di truffa aggravata. Al centro del caso c’è, come detto, il progetto industriale messo a punto da alcune imprese per estrarre dalle carote colore naturale destinato alla produzione di bibite. Lo stabilimento avrebbe dovuto essere realizzato nel Comune di Fisciano in provincia di Salerno. A fronte di presunti investimenti (in realtà inesistenti) di 5 milioni 624 mila euro prospettati dalla ditta «Tea srl» di Brunico, il Ministero delle Attività Produttive ha concesso una prima tranche di contributi per 1.914.000 euro (liquidati tra agosto e dicembre del 2003) e una seconda tranche di 1.881.560 euro, che nessuno è però riuscito ad incassare per l’intervento provvidenziale della magistratura altoatesina. Come detto una delle imprese più esposte in questa vicenda è la «Tea Tecnologia Enologica Alimentare srl» con sede a Brunico in via Mahl 28 assieme alla «Food Tech srl» con sede legale a Trento in via Tessadri 29 il cui amministratore (Luca Cobre, 43 anni di Vittorio Veneto) ha patteggiato una pena a due anni di reclusione con sospensione condizionale. Proprio l’impresa trentina, secondo la ricostruzione della Procura della Repubblica, avrebbe avuto un ruolo di primo piano avendo fornito il macchinario che in realtà, secondo la pratica inoltrata al Ministero, avrebbe dovuto essere acquistato - a prezzi esorbitanti - da una ditta inglese, la «Networkmatch Ltd» di Londra con domicilio fiscale a Marebbe. All’amministratore altoatesino, Pasquale Verginer, 55 anni di San Martino in Badia, sono stati inflitti 11 mesi di reclusione (con sospensione condizionale). La sua ditta avrebbe fornito le false fatture alla brunicense «Tea» per un valore complessivo di 5.340.000 euro che costituivano la documentazione fondamentale sulla base della quale il Ministero concesse il contributo milionario. Nella vicenda sono stati coinvolti altri due imprenditori trentini: Paolo Bazzanella di Trento (condannato a 1 anno e 4 mesi, di cui 12 mesi condotati ) e Luciano Zeni di Mezzano (stessa pena nel precedente con i 4 mesi convertiti in una sanzione pecuniaria di 4560 euro). Ieri davanti al giudice Pelino c’è stato l’ultimo patteggiamento a 2 anni di Ezio Casagrande di Conegliano Veneto.

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