BOLZANO. Sì alla variante urbanistica: la zona di Ponte Adige, dove sorge il Mebo Center, può essere trasformata da agricola in produttiva. Il Tar, per la seconda volta consecutiva, ha accolto il ricorso presentato dall'avvocato Igor Janes per conto dei proprietari del gigantesco immobile - una cordata formata da una decina di imprenditori locali tra cui Robert Pichler, ceo dell'Alimco - che avevano chiesto l'annullamento della delibera con cui la Provincia ha respinto la proposta di variante urbanistica, recepita invece dal Comune.

Un contenzioso questo che va avanti da 25 anni, ovvero da quando l'imprenditore bolzanino Giorgio Bertagnolli, in mezzo ai frutteti di Ponte Adige ha costruito l'edificio da 53 mila metri cubi. Doveva diventare il primo centro commerciale dell'Alto Adige; non ha mai aperto, perché la legge urbanistica non consente il commercio al dettaglio in zona agricola. Nel 2015 i nuovi proprietari, accantonata l'idea di farci un megastore, hanno proposto una variante urbanistica per passare dalla destinazione agricola a quella produttiva. Obiettivo: sfruttare quei 53 mila metri cubi da sempre vuoti, per metterci aziende e servizi.

«Quindi - spiega l'avvocato - in linea con quella che è la filosofia di Provincia e Comune che puntano a costruire sul costruito». Il Comune ha recepito la richiesta, mentre la Provincia l'ha bocciata, sostenendo che in ballo c'è il raddoppio della linea ferroviaria Merano-Bolzano. I proprietari hanno presentato ricorso e nel 2017 lo hanno vinto. I giudici hanno sostenuto che il rigetto era da considerarsi illegittimo, in quanto non ci sarebbe neppure il progetto del raddoppio del tracciato della linea. Si è ripartiti con la procedura: il consiglio comunale ha approvato la variante, ma dalla Provincia lo scorso anno è arrivato un nuovo stop. Il motivo è sempre lo stesso: il raddoppio della linea Merano-Bolzano che interesserebbe anche l'area sulla quale sorge il Mebo Center. Di qui il ricorso contro l'ultima delibera della Provincia.Ieri la sentenza del Tar che dà ancora una volta ragione ai proprietari, dichiarando illegittimo il rigetto da parte della Provincia. Il motivo è sempre lo stesso: non c'è ancora un progetto del raddoppio della linea.

«Chiederemo alla Provincia - spiega l'avvocato Igor Janes - di dare immediata esecuzione alla sentenza; se non lo farà, presenteremo l'ennesimo ricorso al Tar. Ma al di là degli aspetti strettamente giuridici della vicenda, è assurdo che da 25 anni si tenga vuoto un complesso di 53 mila metri cubi, pari a 15 condomini. In una realtà come quella altoatesina dove mancano aree sia per gli alloggi che per le aziende».