BOLZANO/CALDARO. Innanzittutto il silenzio. Poi il profumo dell’erba bagnata. Per un giorno sui 14 chilometri che salgono al passo della Mendola (1.363 metri) non c’è il rombo assordante di moto e auto e neppure l’odore dei gas di scarico ad appestare l’aria.

Ieri c’erano solo ciclisti: in tutto circa 1.500, la metà della scorsa edizione. A causa ovviamente del maltempo: nuvole basse e pioggia fino alle 10, poi la schiarita. Peccato perché capita solo una volta all’anno di poter andare al passo senza dover fare i conti con decine di motociclisti che troppo spesso scambiano i 15 tornanti per un circuito. «In condizioni normali - dice Anita Cagol che traina con una corda legata alla bici il figlio Hannes, sei anni - è troppo pericoloso, per questo aspettiamo tutto l’anno questa giornata. Peccato, che il tempo sia così così».

Proprio per evitare il traffico Walter Meraner va sui percorsi sterrati, ma approfittando della chiusura al traffico, ieri è salito in mountain bike.

Monica Copello, bolzanina, alle uscite in bici, preferisce la corsa: «Oggi però sarebbe stato un peccato non approfittare dell’assenza di auto e moto».

In mezzo a tanti ciclisti qualche eccezione come Mario Marasca di San Giacomo che è salito di corsa: «In genere vado sullo sterrato, però senza macchine e moto è bello anche sull’asfalto».

Il più felice è forse Manuel Bozzolan, 21 anni di Lana, in handbike: «Tanta fatica, una grande soddisfazione».

Molti coloro che hanno ridotto notevolmente la fatica usando la bici elettrica. Rappresentante di un fenomeno che sta prendendo sempre più piede Fabio Maffei, bolzanino: «Io non mi sarei mai potuto permettere di salire con una bici normale. Con questa invece si pedala, ma è più facile. Sono entusiasta anche perché due mesi fa sono stato operato all’anca». Ciò significa che nel futuro prossimo al popolo dei ciclisti tradizionali, in costante crescita, si aggiungeranno coloro che vanno anche in salita, e non solo in città, con la bici elettrica. Consapevole di questo Thomas Cristelli, titolare del bar-ristorante Catinaccio, vede di buon occhio iniziative di questo genere: «So di andare controcorrente: tanto che qualcuno qui ha chiuso il locale, pensando che oggi non avrebbe lavorato a causa della mancanza di auto e moto. Invece qualche giornata all’anno va bene che la strada venga riservata solo alle bici». (a.m)