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MERANO. «La scelta se fondere Meranarena con Azienda municipalizzata è politica, proprio perchè la legge nazionale lascia un margine di discrezione. Io non vedo grandi risparmi o sinergie. Anzi, se fossi un politico, penserei molto bene alle diversità che oggi caratterizzano le due aziende». Guido Marangoni, avvocato, da alcuni mesi presidente di Meranarena, spiega il suo pensiero sul futuro delle società inhouse possedute dal Comune.
Avvocato Marangoni, lei protende per una decisione esclusivamente politica?
«Perchè Meranarena con le sue peculiarità è una società che in questi anni ha dato ottimi risultati e gestisce in maniera ottimale i propri gioielli».
Non pecca un po' di presunzione?
«Guardi, non parlo per me, io sono alla guida della società da qualche mese. Il merito è di chi era al comando prima di me, soprattutto dell'avvocato Mazzei e del personale».
Per lei quindi, Meranarena deve continuare a esistere?
«Io la penso così, ma le ripeto, sulla fusione o meno con Asm, non decide Marangoni, ma la politica meranese».
Una fusione porterebbe sinergie e risparmi, non crede?
«Asm e Meranarena lavorano in settori talmente distanti che difficilmente si arriverà ad ottenere grandi sinergie. Si dovrà creare una nuova ripartizione Si risparmierà il costo di un cda e di qualche consulenza, tipo paghe o commercialista, ma siamo nell'ordine di alcune decine di migliaia di euro. Il cda costa 50 mila euro all'anno. Con un amministratore unico il costo si ridurrebbe già senza bisogno di una fusione».
Lei però è parte in causa, non crede? Con la fusione ci perderebbe anche lei, il suo portafoglio intendo.
«Per fortuna il sottoscritto non ha bisogno di quel compenso, se tornassi a fare solo l'avvocato guadagnerei di più, mi creda».
Perchè allora ha accettato la presidenza?
«Una sfida. Per dieci anni assistendo il movimento dell'hockey meranese sono sempre stato dall'altra parte della barricata. Volevo provare l'esperienza di stare dentro l'azienda».
Lei prima sosteneva che una fusione Asm-Meranarena, due aziende molto diverse. A quali rischi pensava?
«Per prima cosa Asm non ha alcuna esperienza nella gestione di impianti sportivi, poi è abituata a lavorare in regime di monopolio. Il cittadino di Merano non può scegliere se farsi portare via i rifiuti da Asm o da un altro operatore».
Meranarena invece?
«Chi va al lido, solo per farle un esempio, sceglie di entrare da noi, guarda le nostre eccellenze. Di lidi ce ne sono tanti, mi capisce? Di impianti tennis altrettanto. Il nostro è un confronto quotidiano con la qualità del servizio e con il giudizio dei nostri clienti».
La legge però è chiara, le società inhouse degli enti pubblici vanno razionalizzate.
«Ha ragione. Io però vorrei fare un discorso più ampio. Asm continui a fare il suo lavoro, che lo fa bene. A noi il Comune potrebbe attribuire altre competenze, continuando ad avere due società che operano in settori sempre più diversi».
Avvocato Marangoni, a cosa sta pensando?
«Ad esempio alla gestione del campo sportivo Combi, al campo di Sinigo e al camping che si trovano già a fianco del dopolavoro e del tennis che gestiamo già noi. Ma anche al poligono di tiro, al Palamainardo e forse anche al circolo ippico e all'ippodromo».
Lei vorrebbe fare le scarpe a Merano Galoppo?
«Non mi fraintenda. Non siamo presuntuosi fino a questo punto. Merano Galoppo potrebbe concentrarsi sulla gestione delle corse, lasciando a noi le incombenze della struttura, interventi che ora deve seguire il Comune e che hanno un costo a prescindere».
Intanto però il Comune ha dato incarico alla Axteria di Milano di valutare le opportunità di una fusione con Asm.
«Temo che sarà una valutazione meramente contabile, gestionale e patrimoniale, ma non abbiamo avuto fino a oggi la possibilità di confrontarci con loro».
Quale futuro attende i dipendenti di Meranarena, in caso la fusione vada in porto?
«Nessuno dei dipendenti perderà il posto di lavoro, gli impianti per essere gestiti hanno bisogno della loro professionalità. La struttura è molto snella. Abbiamo una direttrice, tre capi struttura, una impiegata amministrativa e 12 operai tecnici».
Nei giorni scorsi il consigliere comunale Kurt Duschek ha criticato la scelta del lido di chiudere l'impianto un pomeriggio per il maltempo. Lei cosa risponde?
«Ci siamo scusati per alcuni aspetti con una lettera che gli ho inviato personalmente. Forse potevamo essere meno radicali e lasciare più tempo a chi era al bar. Il consigliere deve però anche capire che la sicurezza viene prima di tutto. Inoltre mantenere l'apertura in una giornata di maltempo comporta spese e mancati introiti che la società non può permettersi».
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