MERANO. Ernesto da un paio di settimane abita al numero 36 di via Wolkenstein. In breve tempo è letteralmente entrato nel cuore dei condomini delle case limitrofe per le chiare manifestazioni di socialità. La sua abitazione, e non appaia un’eccentricità come quella del “Barone rampante” di Italo Calvino che abitava sugli alberi, è un frondoso noce che condivide con la sua compagna, la quale a differenza di lui è molto più schiva.

Ernesto, dunque, e forse si sarà a questo punto compreso, è un uccello. Per la precisione uno splendido esemplare di cornacchia dal piumaggio nero come la pece. Il nome glielo hanno assegnato gli abitanti del rione che ormai lo considerano uno della comunità. In effetti Ernesto si lascia avvicinare, anzi, è lui che si avvicina, senza timidezze, manifestando tutto meno che aggressività o minaccia. Di lui già ci siamo occupati in un precedente articolo segnalando la sua giocosità che esprime, per esempio, rubando i calzini dagli stenditoi. Insomma, ben lungi dall’essere un uccello aggressivo tipo quelli del film “Gli uccelli” di Hitchock, assomiglia semmai al corvo-filosofo di “Uccellacci e uccellini” di Pasolini.

La sua “riserva”. Il “territorio” del quale può usufruire Ernesto è invidiabile. Quando vuole stare per i fatti suoi spicca il volo per raggiungere l’immenso areale dell’ippodromo che confina col gruppo di case di via Wolkenstein spingendosi anche oltre, quando invece vuole socializzare torna nella zona della sua abitazione, saltella nei cortili, raggiunge i balconi dove in molti casi può trovare del cibo preparato apposta per lui. Insomma per gli abitanti del luogo è diventato una vera e propria mascotte.

Ernesto, il fatto appare evidente, è una cornacchia nata (o almeno cresciuta)in cattività e dunque abituata alla vicinanza con l’uomo. Il fatto insolito è che si ritrovi in stato di libertà, sfuggita probabilmente a qualcuno che di lei si prendeva cura.

A questo punto la vicenda di Ernesto si complica in quanto, ancorché susciti emozioni e affetto tra abitanti della zona in cui si muove, potrebbe rappresentare un pericolo. Un pericolo d’incolumità per sé, ma anche per l’uomo. Nel primo caso, ad esempio, potrebbe essere investita da una macchina o maltrattata da un malintenzionato (figure che non mancano mai); nel secondo potrebbe in qualche modo “aggredire” l’uomo.

Cattura. Ora, innanzi a queste eventualità si sono materializzate due ipotesi. La più logica e per certi versi auspicabile per il bene stesso del volatile è quella di essere catturato e trasferito in un centro di avifauna (si parla di un centro veronese all’avanguardia del settore). La seconda, molto remota ma da non escludersi, potrebbe essere quella dell’abbattimento dell’uccello per il rischio potenziale che potrebbe rappresentare all’interno di un contesto urbano. Di fronte a qust’ultima ventilata possibilità tra gli abitanti della zona c’è stata un’alzata di scudi e una mobilitazione. Catia Ventura e Simona Faccini, assieme a Mauro Bellini, ci hanno assicurato che piuttosto che vederlo abbattere sono disposti ad adottare Ernesto, stipulando anche un’assicurazione - dimenticando però che si tratta di un animale selvatico nonostante la sua familiarità con l’uomo - che garantisca eventuali danni a cose o persone arrecati dalla cornacchia. Hanno contattato anche la Lipu (Lega protezione uccelli) per sapere come comportarsi.

Emozioni e razionalità. È evidente che questo “caso” ha scatenato tra le persone sentimenti che hanno sopraffatto una visione minimamente razionale. «Il desino di questi animali – assicura Claudio Calissoni, presidente del Crab (Centro recupero avifauna Bolzano) - è il più delle volte a rischio. La soluzione assolutamente migliore, soprattutto per l’animale, è quella di catturarlo e destinarlo ad un centro specializzato. È normale che le persone si lascino prendere dall’emozione e da slanci protettivi che in realtà, però, non risolvono la questione. Voler bene ad un animale significa trovare per lui la soluzione migliore per la propria e l’altrui incolumità».

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