MERANO. L'ultima cittadinanza onoraria di Merano è stata conferita quasi un secolo fa.

L'usanza viene rinnovata oggi, mercoledì 25 novembre (proprio nel giorno del compleanno dello scrittore nato nel 1935), dopo lunghissimo tempo e assume così ulteriore significato: destinatario, così come deciso dal consiglio comunale qualche settimana fa, è lo scrittore Joseph Zoderer.

La cerimonia si terrà al Pavillon des Fleurs alle 20.30: è aperta al pubblico, ma, fanno sapere dal Comune, i posti a sedere (complessivamente 250) saranno limitati, perché in parte riservati alle autorità invitate.

Il programma della cerimonia prevede la lettura di un messaggio del presidente della giunta provinciale Arno Kompatscher (sarà assente per motivi professionali), la lettura in lingua tedesca e italiana - a cura di Sonja Pircher e Umberto Massarini, direttrice e direttore della Biblioteca civica - di passi tratti da "Il cielo sopra Merano" di Zoderer, un intervento del regista Werner Masten e la proiezione di un trailer del film del 1982 "Das Glück beim Händewaschen" ("La felicità di lavarsi le mani"), girato in parte a Merano e insignito dell'Adolf-Grimme-Preis.

La laudatio in onore di Zoderer sarà letta da Carmine Abate e Peter Schneider: ecco come quest'ultimo (il suo romanzo “Lenz”, pubblicato nel 1973, è diventato un testo di culto per la sinistra) racconta il suo rapporto con l'opera di Zoderer.

Quando ha sentito parlare per la prima volta di Joseph Zoderer e delle sue opere?

«Prima l'ho conosciuto di persona, poi ho iniziato a leggere i suoi libri. Spesso accade il contrario. Allora il rischio è quello di leggere le opere di un autore molto apprezzato e di incontrarlo poi di persona desiderando di non averlo mai conosciuto. Zoderer invece mi è risultato da subito simpatico e via via mi sono piaciuti sempre di più anche i suoi libri. Credo che ci abbia presentati Ivo Micheli, il regista originario di Brunico».

Cosa contraddistingue, a suo avviso, il lavoro dell'autore meranese?

«Sarei tentato di dire che Zoderer è uno scrittore fra i mondi, ma la definizione risulta troppo patetica e poi non coglie affatto la sua singolarità. Piuttosto è uno scrittore fra le montagne e le valli del Tirolo. Un paesaggio che gli basta per rappresentare tutto il mondo - con la sua bellezza, la sua follia, le sue grandi e fasulle passioni. Zoderer si avvicina dolorosamente ai suoi personaggi, ama le inquadrature ravvicinate, meno il campo lungo. Ma in questo suo avvicinarsi a ciò di cui narra crea un vortice alla forza del quale il lettore non può sottrarsi».

Zoderer si è confrontato intensamente con il tema dell’esistere fra due lingue e due culture.

«Seguendo l'esempio che la vita gli ha fornito, si è gettato a capofitto nel brodo arcaico che ribolle in tante parti dell’Europa reclamando la secessione e il ritorno al passato. Nei Paesi Baschi, in Scozia, in Irlanda, nel Galles e, appunto, nel Tirolo. Dal punto di vista politico questi movimenti non inducono Zoderer in tentazione. Ma, a differenza dei politici, che inneggiano o all’unità o alla separazione, vuole conoscere ciò che fermenta, ne condivide la passione, combatte per la sua lingua e per quella degli altri, lotta per la vita che va sprecata in futili controversie».

Nel suo più recente libro "An der Schönheit kann's nicht liegen" lei fa un ritratto di Berlino, sua patria di elezione. Cosa significa patria per lei?

«Ho trascorso i miei anni giovanili nell'estremo nord e nell'estremo sud della Germania, sulle rive del Mar Baltico e sulle Alpi. Per me il concetto di patria è qualcosa di simile a come la intende Zoderer o la sua "Die Walsche", l'Italiana, che è lì nel suo paese di montagna, fra austriaci e italiani: non appartiene a quel luogo, "ma qualcosa di lei è rimasto appeso lassù”».

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