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MERANO. L'ex presidente in carcere con grossi problemi giudiziari e un buco da 170mila euro. Uno scandalo da far tremare le gambe, ma tra operatori e dirigenti di Jungle prevale la voglia di riscatto, forti anche delle recenti conferme sui finanziamenti ottenute dal Comune e dalla Provincia. Tra le vittime della gestione Sigmund, vi è certamente anche Franco Clemens, l'educatore che da quasi tre anni funge da direttore di Jungle. Clemens, come del resto anche gli altri tre dipendenti del centro giovanile di via San Giuseppe, vive da quasi tre mesi senza stipendio e, come riportato nell'edizione di ieri del nostro giornale, anche la sua situazione contributiva presenterebbe gravi sofferenze. Il suo primo pensiero, però, è sempre rivolto a Jungle, il centro a cui in questi tre anni ha dedicato anima e corpo. «Se ricordate, ho ereditato una situazione drammatica, già allora il centro era indebitato, ma soprattutto eravamo balzati agli onori delle cronache per alcuni gravi problemi di ordine pubblico - ricorda Clemens - da allora molte cose sono cambiate, abbiamo vietato la vendita di alcolici all'interno, avviato corsi di prevenzione contro la violenza, promosso programmi educativi, e il risultato è che oggi, nonostante ciò che è successo, Jungle è frequentato giornalmente da 50-80 ragazzi e anche da molti genitori, e questo è un patrimonio che non possiamo permetterci di perdere». Una considerazione in linea con quanto espresso dalle amministrazioni provinciale e comunale che, ritenendo fondamentale il ruolo del centro giovanile di via San Giuseppe, hanno garantito il loro contributo anche per il futuro. Il problema è però quello dell'immagine nei confronti dell'opinione pubblica. «Provo ad andare avanti, ma sono al limite della resistenza - aggiunge - il direttore - tutta questa pubblicità negativa rischia di farci perdere quegli sponsor avevamo conquistato a fatica». «Puntiamo al rilancio - gli fa eco Luca Ghiotti, dal 2009 membro del direttivo - e per questo cerchiamo persone capaci e che abbiano voglia di impegnarsi con compiti di responsabilità». «Con l'innesto di due dirigenti di madrelingua italiana c'è stato un sensibile incremento della partecipazione da parte di giovani del nostro gruppo - aggiunge Ghiotti - e va anche detto che il centro è sempre più meta di genitori che accompagnano i figli giovanissimi e condividono con loro questi importanti momenti del tempo libero». «Per quanto concerne la situazione economica, devo dire che da quando sono entrato il direttivo si è quasi sempre occupato solo di far quadrare i conti - prosegue il dirigente - ma l'ex presidente è sempre riuscito a dare risposte convincenti ad ogni nostro quesito: i dubbi ci sono venuti quando il bar ha iniziato a lavorare in perdita: come era possibile? Non avremmo dovuto di certo guadagnare, ma la vendita di bibite e merendine avrebbe dovuto per lo meno garantire il pareggio». «La realtà è che abbiamo dato troppa autonomia a Sigmund, sia amministrativa che organizzativa, anche perché ci faceva comodo che qualcuno si occupasse di tutto, ma non avevamo percepito il rischio che stavamo correndo - conclude Ghiotti - adesso però è ora di voltare pagina, Provincia e Comune hanno rinnovato la loro fiducia, dobbiamo riuscire a voltare pagina e a ripartire col dovuto slancio».
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