BOLZANO. “Ora sappiamo. Ora non possiamo più fare finta di nulla. Milioni di alberi uccisi, i boschi che non ci sono più. Adesso possiamo avere una voce, usiamola”. Reinhold Messner guarda a quello che resta dei suoi alberi dopo il finimondo. "E' stato il vento da sud - dice sommessamente - un vento che non è mai arrivato fin qui, a Juval. Erano piante antiche, enormi. Pensavo durassero in eterno. E invece a quel vento non erano allenate...”. Dice “allenate” il grande scalatore. Che l'altra notte ha anche temuto che il tetto del suo castello venisse scoperchiato dalle raffiche. Vuol significare che è successo qualcosa di mai accaduto. A cui neppure la natura era preparata. Come tutti noi. E dunque? “Faccio un appello a Salvini. E anche a Di Maio. Loro sanno che non potranno attuare tutte le cose che hanno promesso. Ma una possono farla: unire tutti gli stati europei per una grande battaglia contro il cambiamento climatico. Iniziando dall'Italia. Ora o mai più. Questa deve essere la promessa da mantenere”.

Perchè dice "ora sappiamo"?

"Prima della tempesta potevamo anche illuderci che il cambiamento climatico fosse una questione lontana. Gli tsunami, le inondazioni. Tutto altrove. Ora non più. Abbiamo visto. C'è il nostro panorama che non sarà più quello di prima. I boschi del Latemar spariti, abbattuti. Finalmente, e lo dico con enorme amarezza, abbiamo toccato con le nostre mani. Ma ho paura..."

Di che che cosa, Messner?

"Che la gente non cambi. Temo che tra due o tre giorni, magari con il sole e la neve , le persone dimentichino in fretta. Per questo è necessario che sia la politica a reagire. Che usi i suoi strumenti, anche di propaganda, per dire che non c'è più tempo".

Quanto ne resterebbe?

"Bisogna capirsi sui parametri. Ne resta pochissimo perchè quello che accade possa essere reversibile. Poi possiamo anche accettare che il nostro mondo non ci sia più. Che sia un'altra cosa. Ma non sappiamo cosa e che cosa ci faremmo noi in un mondo così. E se persino i grandi alberi non avevano ancora imparato a difendersi dai nuovi venti, pensi noi...".