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«Manuel oggi (ieri, ndr) avrebbe compiuto 15 anni. Aveva intenzione di festeggiare il compleanno sabato sera con gli amici e compagni di scuola: Nicolas, Max, Matteo che erano con lui anche mercoledì sera». Monica, mamma di Manuel Moling, il ragazzo di La Valle in Val Badia morto in motoslitta nella zona del rifugio «Jimmy» a passo Gardena, cerca di reagire con forza alla tragedia che si è abbattuta sulla sua famiglia. Otmar, il padre, pietrificato dal dolore, non si stacca dalla bara che la famiglia ha voluto portare a casa, allestendo una piccola camera ardente nella stube dell’albergo Alpenrose; Monica invece, maestra elementare del piccolo paese badiota, ha tanta voglia di parlare, di raccontare del suo Manuel, il secondo dei tre figli (David il più grande e Matthias il più piccolo), che gli stava dando tante soddisfazioni: bravo a scuola, promessa dello slittino su pista naturale, dotato al pianoforte.
La telefonata. Lei ha ancora in testa l’ultima telefonata: «Manuel, mercoledì, mi ha chiamata poco dopo le 17. Aveva appena finito la lezione di pianoforte a La Villa. Avrei dovuto andarlo a prendere come tutte le altre volte, ma lui mi ha detto che saliva a Colfosco per un giro in motoslitta. Per quanto ne so io era la seconda volta, ma sa come sono i giovani, magari l’aveva fatto altre volte e non me l’aveva mai detto. Di sicuro non aveva esperienza. Non so, è come se sentissi che stava succedendo qualcosa, sentivo qualcosa di strano dentro, tanto che ho cercato di dissuaderlo, chiedendogli se non avesse qualche compito da fare in vista della ripresa delle lezioni. Lui però mi aveva tranquillizzata: “Mamma, giovedì è il primo giorno di scuola dopo le vacanze di Pasqua, non ci sono né test né interrogazioni. Tranquilla, ci vediamo più tardi, verso le otto”».
A quell’ora però, all’albergo Alpenrose della famiglia Moling, hanno suonato i carabinieri. Non sono servite tante parole: Otmar e Monica hanno capito.
Sulla ricostruzione dell’incidente stanno ora indagando i carabinieri di Corvara coordinati dal maggiore Marcello Leonetti, comandante della compagnia di Brunico.
Per ora si possono fare soltanto ipotesi.
«Manuel - racconta la mamma - da Colfosco è salito al rifugio Jimmy: forse è arrivato con gli impianti, forse, visto che a quell’ora se non erano chiusi stavano ormai chiudendo, sono scesi a prenderlo i suoi amici Nicolas, Max, Matteo. Erano sempre assieme».
Uno di loro è il figlio del gestore del rifugio Jimmy: posto fantastico nella zona di passo Gardena, che da Colfosco si raggiunge in pochi minuti con la cabinovia Frara. La motoslitta, usata per il rifornimento del locale, era parcheggiata come al solito fuori dal rifugio. Approfittando del fatto che alle 17.30 gli impianti chiudono e che in giro ci sono solo gli ultimi sciatori, i quattro amici devono aver pensato di fare un giro.
«Mio figlio - dice ancora la madre - era da solo sulla motoslitta. Da quanto mi hanno detto, ha fatto solo poche centinaia di metri».
Le ipotesi. Forse lo ha tradito un pezzo di ghiaccio, visto che nei giorni scorsi le temperature hanno subìto un brusco abbassamento, o forse l’inesperienza unita alla velocità. Quel che è certo è che ha perso il controllo del mezzo, ha abbattuto due alberi e si è schiantato contro il terrapieno. La motoslitta si è rovesciata e Manuel è morto sul colpo. L’intervento dell’elicottero dell’Aiut Alpin Dolomites è stato immediato, ma non c’è stato nulla da fare.
Ai familiari e agli amici rimangono i ricordi che raccontano una vita brevissima ma intensa. Piena di passioni.
La sorpresa. Per lo slittino innanzitutto: a febbraio era arrivato secondo agli Europei in Slovenia. E la mamma aveva deciso di fargli una sorpresa: il giorno della gara era andata a fare il tifo. «Si allenava - dice - sulla pista di Longiarù, ma quest’anno che neve e freddo sono arrivati tardi, con la squadra erano costretti a spostarsi in giro per l’Alto Adige. Manuel gareggiava nel singolo e nel doppio e con Diego Tschaffert: in coppia andavano fortissimo». Poi c’era il calcio: giocava da difensore nell’Acd Val Badia. Monica conserva nel telefonino le foto dei trionfi romani: «A Pasqua era a Roma con la sua squadra: hanno vinto il torneo ed è tornato entusiasta».
Nonostante gli impegni sportivi e le lezioni di pianoforte, andava molto bene anche a scuola. Dalle medie era uscito con il massimo dei voti e anche adesso che stava frequentando il primo anno dell’Istituto tecnico economico a La Villa era uno dei più bravi: «Veniva a farsi firmare i permessi - ricorda il preside Albert Videsott - e mi raccontava dei successi ottenuti in particolare con lo slittino. Mi piaceva: perché oltre ad essere un ottimo studente sapeva fare squadra». A 14 anni aveva già le idee chiare su quello che avrebbe voluto fare in futuro: «Il commercialista come Friedl, il suo padrino».
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