BOLZANO. In un momento l’attenzione alla genuinità dei prodotti che mangiamo è tornata prepotenetemente di moda, in un momento in cui i prodotti biologici vanno per la maggiore, a un contadino della Val Badia non deve essere sembrato vero di poter vendere il miele prodotto in quota dalle sue api. Un miele genuino, insomma, dagli aromi del polline dei mille fiori che crescono sulle montagne della zona, lontano da smog e pesticidi.

Un nettare delizioso e puro, insomma, da cui guadagnare bei soldini. E i clienti non mancavano, vista l’altissima qualità del prodotto. Anzi, sarebbe più corretto dire vista la “presunta qualità del prodotto” perché, questa almeno è la tesi della procura di Bolzano, quel miele, di genuino aveva poco o nulla. Sì, perché una delle clienti s’era casualmente imbattuta nel contadino apicoltore che, all’interno di un discount, pensando ovviamente di non essere visto, acquistava grandi quantitativi di uno sciroppo venduto a prezzi più che vantaggiosi.

La donna s’è subito chiesta che cosa se ne facesse l’uomo di tutto quello sciroppo e, all’’improvviso, nella sua testa di deve essere accesa una lampadina che ha fatto luce su una realtà fino a quel momento nascosta. Tornata a casa e compiute le necessarie verifiche sullo “squisito e genuino miele” che aveva acquistato con moneta sonante tempo prima dal sanguigno contadino badiota, la signora ha deciso di inoltrare una segnalazione alla Procura di Bolzano, spiegando che in quel prodotto del lavoro delle api non c’era alcuna traccia.

E ora il sostituto procuratore Axel Bisignano, al termine di approfondite indagini, ha deciso di rinviare a giudizio l’uomo, chiamato a rispondere del reato di frode in commercio. Il magistrato sta valutando anche la posizione della moglie del contadino che, a quanto pare, non sarebbe del tutto estranea all’attività truffaldina del coniuge. Di una cosa, però, va dato merito al creatore del miele “tarocco”: l’incredibile maestria nel mescolare sciroppo, massicce quantità di zucchero, succo di limone e ingredienti vari, trasformandoli in un’amalgama dal colore ambrato e dai profumi di montagna vagamente simile al miele. Al miele vero, ovviamente.