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FIEROZZO. C’erano tutte le istituzioni ieri, in prima fila, accanto ai familiari, nella chiesa di Fierozzo. Ma quello del presidente del consiglio regionale Diego Moltrer è stato un grande addio popolare, con migliaia di persone di ogni tipo strette nella piccola chiesetta, riunite sul sagrato e disperse nelle vie del paese, a dimostrazione della grande dote di quest’uomo che ha saputo mettere assieme i mondi più diversi.
Cappelli di ogni tipo. C’erano i cappelli con la penna nera degli alpini e quelli piumati degli Schützen. C’erano i cappelli con il piumotto dei cacciatori e i caschi dei vigili del fuoco volontari. Tre di questi cappelli erano appoggiati tra le rose rosse sopra la bara di Diego Moltrer che nella sua vita è stato - oltre che uomo politico, imprenditore e padre di famiglia - anche cacciatore, alpino e vigile del fuoco. Quanta diversità anche tra i fedeli presenti alla cerimonia religiosa: uomini con le scarpe eleganti e altri con gli scarponi e le mani callose; persone in giacca e cravatta e altre in giacca a vento. Insomma, cittadini e valligiani, i due mondi tra cui Diego Moltrer aveva saputo individuare un punto di contatto, l’uomo che - per prendere a prestito le parole pronunciate in chiesa da Ugo Rossi - aveva fatto diventare i trentini un po’ mocheni.
Un ricordo in tre lingue. Più volte nel corso del funerale qualcuno ha pronunciato qualche parola in tedesco, ma è stato il vice presidente del consiglio regionale - Thomas Widmann - a chiarire il motivo di questa scelta: «So che il mio collega lo avrebbe apprezzato, voluto e anche gradito, a nome delle minoranze linguistiche». E quindi Widmann ha proseguito il suo discorso in tedesco e quindi in mocheno, per rendere omaggio a un politico trentino che - anche dal punto di vista linguistico aveva avvicinato il Trentino e l’Alto Adige.
Gli applausi. È stato un funerale interrotto dagli applausi. E poco importa se qualcuno pensa che in chiesa certe manifestazioni non stiano bene: è partito dall’esterno della chiesa - infatti - l’applauso del tutto inconsueto (ma di grande spontaneità e quindi contagioso) che ha sottolineato l’omelia di don Lauro Tisi. E poi ancora tanti applausi ai ricordi istituzionali e personali di Diego Moltrer.
I politici presenti. È stato Lorenzo Baratter a ricordare l’eredità che Diego Moltrer aveva raccolto, in valle dei Mocheni, da Enrico Pruner. E c’erano infatti tantissimi autonomisti ieri a Fierozzo: dal presidente Rossi al senatore Panizza, dall’amico fraterno Lozzer a Kaswalder e Chiara Avanzo, seduti assieme in chiesa. Fuori c’era Dallapiccola. Ma c’erano anche il presidente e il vice presidente del consiglio provinciale Bruno Dorigatti e Diego Mosna, Dellai, Borga, Detomas, Plotegher, Degodenz, Viola. Da Bolzano sono giunti Kompatscher, Widmann, Steger, Theiner. Stirner Brantsch. Qualcuno ha notato l’assenza di Durnwalder mentre è voluto essere presente Franz Pahl (il coordinatore degli ex consiglieri regionali) e c’era pure Eva Klotz, salutata da vari cittadini che le volevano fare i complimenti dopo il suo addio alla politica. C’erano pure Degasperi e Fraccaro del Movimento 5 Stelle. Ma che senso ha nominare tutti questi politici e le autorità presenti a un evento in cui protagonista era la gente?
Lo splendore della valle. È stato Graziano Lozzer, tra i primi, a far notare quanto bella era la valle dei Mocheni nel giorno dell’addio al suo presidente. Con i prati ancora verdi sotto le cime innevate e infine quel tramonto rosso che è comparso nei cieli occidentali della Valsugana al momento dell’estremo saluto a Diego Moltrer. Terminati i discorsi delle autorità sono rimasti i familiari a raccogliere le condoglianze delle migliaia di persone che sono giunte a Fierozzo. Proprio come accade nei funerali dei paesi di montagna, esattamente come una volta. Perché il futuro - come ha ricordato in chiesa il vicario della diocesi di Trento, don Lauro Tisi - deve trarre la propria linfa dalle radici del passato. E questo matrimonio tra futuro e tradizione, città e montagna, Diego Moltrer lo sapeva fare benissimo. La sua famiglia l’ha voluto salutare in valle dei Mocheni (e non nel Duomo di Trento dove il vescovo celebrerà una messa lunedì prossimo) perché Fierozzo è casa sua, ma anche perché da lassù, a oltre mille metri di quota, uno come lui, sapeva guardare molto lontano.
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