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BRESSANONE. Un uomo di pace, che ha continuato a fare sentire la sua voce, anche quando la malattia gli aveva tolto le parole. Oltre duemila persone hanno salutato ieri a Bressanone il vescovo emerito Karl Golser, buono, intelligente e molto amato, morto la notte di Natale. Ora riposa nel Duomo della città vescovile, accanto al predecessore Wilhelm Egger. Aveva 73 anni e aveva dovuto lasciare presto il suo incarico come vescovo. Ha guidato la chiesa altoatesina solo dall’8 marzo 2009 (data della consacrazione, la nomina era del 5 dicembre 2008) al 5 aprile 2011, quando firmò la lettera in cui annunciava le dimissioni a causa dalla grave sindrome atipica di Parkinson che lo aveva colpito. Come un lampo, ma Golser ha segnato la chiesa altoatesina, che aveva schierato in prima linea nell’operazione di trasparenza e condanna sugli abusi sui minori commessi da sacerdoti e nell’impegno per la pace, la tutela del creato, la convivenza. Golser, originario di Cermes, è stato ricordato ieri da un commosso vescovo Ivo Muser, che lo ha accompagnato negli ultimi istanti di vita e ha chiuso la sua omelia bilingue salutandolo «ciao, caro vescovo Karl».
È stato un funerale solenne. Bressanone si è fermata per l’addio al vescovo emerito, il mercatino di Natale chiuso in segno di lutto. Davanti al Seminario maggiore il feretro è stato caricato su una carrozza trainata da due cavalli, che ha attraversato il centro storico fino al Duomo. Nel silenzio, centinaia di persone lo hanno salutato lungo le vie. Nel corteo, i parenti di Golser con i due fratelli, il vescovo Muser con i dodici vescovi o emeriti di Triveneto e Austria che hanno concelebrato i funerali, le autorità, gli Schützen, i carabinieri in alta uniforme, una parte della giunta provinciale guidata dal presidente Arno Kompatscher, il presidente tirolese Platter, il prefetto Margiacchi, consiglieri, deputati, sindaci (tra questi, Brunner di Bressanone, Caramaschi da Bolzano, il presidente del Consorzio Schatzer), l’ex presidente Durnwalder, gli abati, i rappresentanti della Curia, delle associazioni cattoliche, del seminario. Presenti in gran numero gli ordini religiosi cavallereschi: Golser era stato cappellano dell’Ordine di Malta.
Pieno il Duomo, altri fedeli hanno seguito la messa nella chiesa parrocchiale. Sono stati i tre segretari di Golser a portare le insegne episcopali, Thomas Stürz, Markus Moling e Peter Schwienbacher. E gli stessi hanno deposto la bara nella tomba scavata sotto il pavimento del Duomo, insieme a Konrad Gasser, Michael Horrer e Giuseppe Zampiva, sacerdoti ordinati da Golser.
«Se sono qui come vescovo, è solo perché tu non puoi più esserci», questo aveva detto Muser a Golser dopo la sua ordinazione e questo ha ricordato ieri nella lunga omelia, che ha reso omaggio a Golser, di cui è impegnato a seguire il messaggio. È stato un vescovo, un teologo e un uomo, ricorda Muser, che sapeva parlare al cuore delle persone, anche nel silenzio dei suoi ultimi anni, «e continueremo a sentire la sua voce silenziosa». «Christus pax nostra», ricorda Muser, «era il motto episcopale del nostro vescovo Karl. Egli ci invitava, mettendo con esso al centro di tutto Cristo, ad aprirci a “lui”, diventato nostra pace. Con questo suo motto voleva portarci a riflettere sulla nostra identità: il nostro essere cristiani si comprende solo a partire da Cristo. Con tale motto egli pensava ai gruppi linguistici della nostra terra, chiamati in Cristo a una convivenza di rispetto, di dialogo e di pace, ma anche alle persone provenienti da culture e religioni diverse. Nella sua prima lettera pastorale del 29 marzo 2009, rivolta alla sua diocesi poche settimane dopo la sua ordinazione episcopale, scrive: “La lettera agli Efesini, da cui ho tratto il mio motto vescovile afferma che Cristo in croce ha portato la riconciliazione, ha distrutto in se stesso ogni inimicizia, ha superato le divisioni tra gli uomini, per creare un uomo nuovo: un uomo in pace con Dio, con gli altri uomini, con se stesso e con l’intero creato. Nel mio servizio episcopale vorrei riferirmi a questa verità teologica e vorrei invitarvi, cari fedeli, a seguire Cristo nostra pace nelle parole e nelle azioni». E, assicura Muser, «È e rimane la vocazione della nostra diocesi e dei suoi vescovi di impegnarsi per questa pace: Pace nel nostro pensare, parlare ed agire, nelle nostre case, tra culture e religioni diverse, tra i gruppi linguistici, tra i vicini e i lontani, tra i compaesani e gli extracomunitari, con tutta la creazione». Un ricordo intenso di Golser è stato letto dal vescovo di Trento Lauro Tisi: «Dalla sua cattedra di dolore e di silenzio egli ci ha offerto una straordinaria lezione: dialogare con la vita, anche quando assume connotati drammatici, continuando a riconoscere in essa i lineamenti del Dio di Gesù Cristo, al quale angoscia e morte non sono assolutamente estranei. ll vescovo Karl nel Volto di Cristo si è riconosciuto, in Lui ha trovato la forza per portare la croce pesante della malattia. Ne è dimostrazione la straordinaria serenità con cui annunciò alla sua Chiesa la notizia dell’infermità che lo aveva colpito». E ancora, «il Dio frequentato dal vescovo Karl non è un freddo geometra, ma un Dio artista della vita. A Lui si è alimentata, con originalità, la sua ricerca morale, offrendo un fondamentale contributo a cogliere nel creato i segni inequivocabili di un progetto di amore e di bontà». Messaggi del vescovo di Ratisbona, del cardinale Angelo Scola, della Conferenza episcopale del Triveneto, del Segretario di Stato Pietro Parolin dal Vaticano.
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