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BOLZANO. Già sette mesi fa Daniel Pinter, titolare della ditta Silikaolin e proprietario dell’edificio ex Fedexport in via Stazione a Ora, lo aveva ipotizzato. «In questi spazi abbandonati mi piacerebbe attivare un corso per profughi cattolici». Un’intenzione inserita in un ragionamento più ampio per il rilancio di un caseggiato abbandonato da anni con 6.000 metri quadri e 5 piani a disposizione. Adesso c’è uno sviluppo significativo perchè il sindaco di Ora Roland Pichler e il direttore della ripartizione provinciale politiche sociali Luca Critelli hanno trovato un accordo per fare dell’ex Fedexport un centro di accoglienza per 40 profughi. Con il placet, chiaramente, della proprietà. Dal punto di vista tecnico si passerà attraverso un subaffitto, ma tutti i protagonisti sono stati coinvolti. Si tratta della soluzione alternativa alla costruzione di alcune casette di legno, sempre in zona stazione, particolarmente osteggiata da buona parte dell’amministrazione visti i mugugni della popolazione. La nuova opzione, invece, piace a tutti: «È meno dispersiva, creerà meno confusione e faciliterà l’integrazione» il commento del primo cittadino. L’edificio, però, non sarà pronto prima della metà di agosto. Vanno rifatti i grandi atrii, le due stanze con gli uffici e la vecchia casa del custode che, da sola, è grande 300 metri quadrati. Andranno poi predisposti i servizi specifici. Ragionevole pensare che i primi migranti possano arrivare ad inizio settembre anche se la Provincia spinge sull’acceleratore per avere a disposizione l’opzione Ora il prima possibile. A giorni è previsto anche un nuovo incontro tra Critelli, il sindaco Pichler e il locatore.
Potrebbe trattarsi anche di un primo, sospirato, rilancio di una struttura che la proprietà vorrebbe dedicare alle arti creative e alla musica per i giovani del territorio. Un piano, addirittura, dovrebbe essere destinato al sostegno delle start up. Questo, almeno, il futuro tracciato per l’ex magazzino che smerciava frutta e verdura per i mercati di tutto il Nord Europa. Un palazzo che esiste da più di un secolo e che diversi anni fa sembrava potesse trasformarsi in un nuovo polo tecnologico o nella sede della scuola di agraria. Nei mesi scorsi, infine, gli spazi erano stati utilizzati dall’associazione “Atract” per un progetto di officina creativa.
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