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BOLZANO. Sono talmente tanti che hanno dovuto dividere il campo a metà e sdoppiare le partite. Cinquanta profughi e richiedenti asilo due volte la settimana si trovano al campo Talvera A in via Cadorna per sfidarsi a calcio. Un progetto ideato e sostenuto dal Forum Prevenzione con il Comune, Acras Castori e l’Asd Polisportiva Piani.
I ragazzi, minorenni e maggiorenni, rientrano in un percorso offerto ai giovani delle cosiddette “categorie a rischio”. «Vogliamo aiutare il loro lavoro di integrazione e socializzazione - spiega Silvana Martuscelli del Forum Prevenzione - con un linguaggio universale come quello del calcio. In questo modo, infatti, riusciamo a introdurre concetti fondamentali come lo spirito di squadra e il rispetto delle regole. Sembra un’attività semplice, ma è capace di coinvolgere moltissime persone e ha un’efficacia invidiabile». Il numero di aderenti, in effetti, si è moltiplicato nelle ultime settimane. I responsabili dei Piani seguono con curiosità quanto accade in campo durante queste partitelle. «Chissà, magari potremmo trovare un nuovo campione - sorride il presidente Mauro Bertoldi - mentre loro si divertono. Due di loro, peraltro, sono già entrati nel giro della prima squadra e questo ci rende molto orgogliosi. Al di là dell’aspetto sportivo è importante contribuire alla società in cui viviamo. Quello dell’immigrazione è un fenomeno che viene avvertito con molta paura da tanti cittadini. Attraverso percorsi come questi avviciniamo i ragazzi alla gente e riusciamo a inserirli in un contesto di regole, anche se sportive. È un canale privilegiato che dobbiamo sfruttare bene con il lavoro degli educatori. I ragazzi sono anche seguiti da un team preparato: non è come se si trovassero al campetto a giocare».
Chiusura con l’assessore allo sport Angelo Gennaccaro. «Siamo consci di dover affrontare un problema sociale e non nascondiamo la testa sotto la sabbia. Questa iniziativa si muove nella direzione giusta per una sempre maggiore integrazione. Insieme ai richiedenti asilo, infatti, ci sono gli educatori e le persone di altri progetti. Si creano dei ponti che sono opportunità».
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