BOLZANO. Un incontro con il presidente della Provincia Arno Kompatscher e il prefetto Vito Cusumano per chiarire le modalità di espulsione dai centri Sprar, distribuiti sul territorio provinciale, dei migranti che a breve si vedranno respingere le richieste di protezione internazionale presentate un anno e mezzo fa.

Gli effetti del giro di vite, voluto dal ministro dell’Interno Matteo Salvini sull’immigrazione, preoccupano non poco i sindaci altoatesini e in particolare il sindaco del capoluogo Renzo Caramaschi.

Un timore più che giustificato, perché si rischia di buttare su una strada chi, soprattutto nei piccoli centri aperti nei paesi, aveva iniziato un cammino di integrazione. Il ministro ha assicurato che chi non ha i requisiti verrà rimpatriato. In realtà si sa che le procedure di rimpatrio sono lunghe, complesse e costose.

Della questione si è parlato ieri mattina in Provincia in un incontro al quale hanno partecipato, tra gli altri, Kompatscher, Caramaschi e il presidente del Consorzio dei Comuni Andreas Schatzer.

Quest’ultimo, nel pomeriggio in occasione della riunione settimanale del Consorzio, ha spiegato la necessità di chiarire al più presto come gestire una situazione che si annuncia complessa.

Attualmente ci sono 1400 migranti ospitati in Alto Adige, di cui 492 a Bolzano, che hanno presentato la richiesta di protezione internazionale.

«Sulla carta - dice Schatzer - sembra tutto semplice; l’applicazione concreta del decreto Salvini sarà invece più complessa. Noi non vogliamo che chi viene buttato fuori dagli Sprar realizzati in Alto Adige, finisca per fare il clochard, dormendo ai giardini o sotto un ponte». Chi rischia di più, da questo punto di vista, è Bolzano.

«Non perché nel capoluogo ci siano degli Sprar - dice Caramaschi - ma perché c’è il rischio che i migranti dalla periferia arrivino in città».

Secondo le associazioni che operano in questo settore, gli effetti dell’applicazione del decreto Salvini saranno disastrosi, perché avendo cancellato la protezione per ragioni umanitarie, si calcola che l’80% delle domande verrà respinto e le persone non avranno più diritto a rimanere nei centri. Tutto ciò avviene in un momento in cui non ci sono più sbarchi e - hanno ripetuto più volte le associazioni in queste settimane - “ci si poteva dedicare all’integrazione di chi è già qui: si distruggerà quello che si è costruito in questi anni, visto che in Alto Adige si è riusciti a distribuire parte dei migranti in periferia, dove l’80% lavora”.