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BOLZANO. Su 1.207 bolzanini emigrati in altri comuni della provincia nel 2009, l’87% (1.050 persone) ha trovato un alloggio nei comuni limitrofi. Mantenendo però gli interessi principali - lavoro, scuola e relazioni sociali - nel capoluogo. Il fenomeno non è nuovo, ma sta assumendo proporzioni evidenti, tanto che nella programmazione futura di Bolzano non si potrà non tenerne conto.
E’ questo uno degli elementi più importanti emersi nel corso della presentazione del report demografico sul 2009.
La domanda, scontata: perché questo flusso verso i comuni vicini? La prima risposta, altrettanto scontata, potrebbe essere legata a questioni economiche: al di fuori di Bolzano il mattone costa meno. Una verità molto parziale, ascoltando chi monitora il fenomeno da un osservatorio privilegiato.
Klaus Runer, sindaco di Terlano, da tempo nota una progressiva crescita nel suo comune di «ex bolzanini», gran parte del gruppo linguistico italiano: «Ma non è certo per il prezzo del mattone che scelgono Terlano, piuttosto che Cornaiano o Appiano - commenta Runer - dove gli immobili costano non meno che nel capoluogo. Io credo che, mentre una volta lo sbocco residenziale naturale per gli italiani benestanti era Gries, ora non trovano più soluzioni soddisfacenti, non certo a Firmian e Casanova, e si spostano nei comuni vicini». «Non è un caso - prosegue Runer - che Terlano non è stata sfiorata dalla crisi immobiliare: se si potesse costruire, raddoppieremmo la popolazione nell’arco di pochi anni. Comunque, ritengo ci siano anche altri motivi». Ad esempio? «Logistici: chi lavora al San Maurzio, potrebbe preferire Settequerce». Quest’emigrazione nei comuni limitrofi è fenomeno fastidioso? «Un fenomeno che va gestito: una crescita troppo rapida, romperebbe gli equilibri sociali di un comune così piccolo».
Carlo Perseghin, presidente della Fiaip, la Federazione degli immobiliaristi, nella sostanza è d’accordo con Runer: «Se i bolzanini si spostassero solo per il prezzo delle case, sceglierebbero solo Laives o Bronzolo, ma in realtà vanno anche a Settequerce, Terlano o Appiano, dove il mattone non è certo a buon mercato. No, io credo che le motivazioni di questo fenomeno (che a mio parere è costante da qualche anno) vadano ricercate anche altrove». Ovvero? «Si cerca il comune più piccolo per la qualità della vita, perché l’offerta immobiliare è più soddisfacente rispetto ai desideri, ma anche per ragioni logistiche». Cioè? «C’è chi, ad esempio, lavora in centro a Bolzano e trova più comodo andare ad abitare in un piccolo centro dove c’è la stazione dei treni che lo porta direttamente nel cuore del capoluogo. A volte è più comodo che vivere in periferia».
Insomma, sempre meno bolzanini a Bolzano. Ma la popolazione continua a crescere: è arrivata a 103.125 persone, più 1.216 unità rispetto al 2008 grazie al saldo migratorio positivo. Ed è questo un altro aspetto forte del report demografico: a Bolzano vivono 12.524 cittadini stranieri, con una crescita rispetto all’anno precedente dell’8,8%. La nuova Bolzano è soprattutto questa.
E’ questo uno degli elementi più importanti emersi nel corso della presentazione del report demografico sul 2009.
La domanda, scontata: perché questo flusso verso i comuni vicini? La prima risposta, altrettanto scontata, potrebbe essere legata a questioni economiche: al di fuori di Bolzano il mattone costa meno. Una verità molto parziale, ascoltando chi monitora il fenomeno da un osservatorio privilegiato.
Klaus Runer, sindaco di Terlano, da tempo nota una progressiva crescita nel suo comune di «ex bolzanini», gran parte del gruppo linguistico italiano: «Ma non è certo per il prezzo del mattone che scelgono Terlano, piuttosto che Cornaiano o Appiano - commenta Runer - dove gli immobili costano non meno che nel capoluogo. Io credo che, mentre una volta lo sbocco residenziale naturale per gli italiani benestanti era Gries, ora non trovano più soluzioni soddisfacenti, non certo a Firmian e Casanova, e si spostano nei comuni vicini». «Non è un caso - prosegue Runer - che Terlano non è stata sfiorata dalla crisi immobiliare: se si potesse costruire, raddoppieremmo la popolazione nell’arco di pochi anni. Comunque, ritengo ci siano anche altri motivi». Ad esempio? «Logistici: chi lavora al San Maurzio, potrebbe preferire Settequerce». Quest’emigrazione nei comuni limitrofi è fenomeno fastidioso? «Un fenomeno che va gestito: una crescita troppo rapida, romperebbe gli equilibri sociali di un comune così piccolo».
Carlo Perseghin, presidente della Fiaip, la Federazione degli immobiliaristi, nella sostanza è d’accordo con Runer: «Se i bolzanini si spostassero solo per il prezzo delle case, sceglierebbero solo Laives o Bronzolo, ma in realtà vanno anche a Settequerce, Terlano o Appiano, dove il mattone non è certo a buon mercato. No, io credo che le motivazioni di questo fenomeno (che a mio parere è costante da qualche anno) vadano ricercate anche altrove». Ovvero? «Si cerca il comune più piccolo per la qualità della vita, perché l’offerta immobiliare è più soddisfacente rispetto ai desideri, ma anche per ragioni logistiche». Cioè? «C’è chi, ad esempio, lavora in centro a Bolzano e trova più comodo andare ad abitare in un piccolo centro dove c’è la stazione dei treni che lo porta direttamente nel cuore del capoluogo. A volte è più comodo che vivere in periferia».
Insomma, sempre meno bolzanini a Bolzano. Ma la popolazione continua a crescere: è arrivata a 103.125 persone, più 1.216 unità rispetto al 2008 grazie al saldo migratorio positivo. Ed è questo un altro aspetto forte del report demografico: a Bolzano vivono 12.524 cittadini stranieri, con una crescita rispetto all’anno precedente dell’8,8%. La nuova Bolzano è soprattutto questa.


