BOLZANO. Alla fine è (anche) una questione di sensibilità e la manifestazione organizzata ieri, con la musica a sostegno dei rifugiati, ha messo in luce due anime della città. Due reazioni all’orrore e al terrore che gli attentati di Parigi hanno riversato sul mondo. Da una parte chi ha voluto reagire subito, senza lasciare che il terrorismo mettesse a tacere la musica e il suo messaggio. Dall’altra chi avrebbe preferito il silenzio, il raccoglimento. Le differenze sono sostanziali e il dibattito è acceso, ma ieri Bolzano ha comunque vissuto qualcosa di nuovo.

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Su iniziativa di 490 volontari, è andato in scena un vero festival della musica dislocato su tre palchi (piazza del Grano, stazione e Museion), coinvolgendo 62 gruppi musicali e almeno un migliaio di bolzanini che hanno voluto vederne almeno un poco, almeno un palco. Forte, ovviamente, il messaggio già contenuto nel nome dell’evento: «Refugees Welcome». Benvenuti migranti. «Questa giornata è nata dalla collaborazione di tutti i volontari», spiega l’ideatore Vanja Zappetti all’apertura del concerto in piazza del Grano, -«perché insieme abbiamo scelto la data e il modo con cui veicolare questo messaggio. Contro certi pregiudizi e stereotipi». Quanto accaduto a Parigi, però, ogni tanto stride con i balli e le musiche particolarmente allegre. «C’è molta più intensità intorno a quello che facciamo. Questa è semplicemente la nostra risposta a quanto accaduto. Nessuno degli artisti prende un soldo, nessuno ha manifestato la volontà di non suonare», risponde Zappetti, «Tutto il ricavato viene dato in beneficenza a Binario 1, che si occupa della primissima accoglienza dei migranti in stazione. Abbiamo avuto il supporto di università, Comune, Provincia e associazioni di cultura. Non manchiamo di rispetto a nessuno».

Il primo ad esibirsi in piazza del Grano è Paolo Rossi con i Virtuosi del Carso. «Ho sostenuto questa iniziativa da subito. Per come è organizzata, per il suo messaggio e per quello su cui fa riflettere», racconta l’attore. Un filo rosso accomuna tutti i palchi: sono magnetici. In tanti arrivano apposta per seguire gli artisti, altri passano e si fermano a osservare incuriositi. Moltissimi anche i profughi, specialmente davanti al Museion. Ad accompagnarli spesso ci sono gli operatori: lo scopo è anche innescare un dialogo tra loro e i cittadini. L’evento, in ogni caso, è stato ricalibrato in alcuni passaggi proprio per rispetto a quanto avvenuto nella capitale francese, ma anche in relazione agli arresti che hanno scosso Merano e Bolzano.

All’apertura di tutti i palchi è stato osservato un minuto di silenzio per le vittime degli attentati, mentre diversi relatori (Alidad Shiri o Flora Sarrubbo) hanno messo al centro i temi legati all’immigrazione. A chiudere è stato il gruppo parigino «The Kandinsky Effect». Sul web, intanto, non sono mancate per tutto il giorno le critiche a tutto il festival, giudicato fuori luogo