BOLZANO. Lontana o vicina che sia la fine del mondo, come profetizzato dai Maya, “Dies irae. 5 episodi intorno alla fine del mondo”, lo spettacolo di Teatro Sotterraneo presentato nell’ambito della stagione “Altri Percorsi/Nuovi Linguaggi” curata dal Teatro Stabile, comunica che qualcosa è già finito e non di poco conto: il progressivo distacco dell’uomo da se stesso, dalla sua storia e, di contro, il prevalere dell’immagine sulla realtà, la finzione della rappresentazione al posto dell’originale. In cinque episodi scenici di grande rigore e pulizia formale il tema dell’autodistruzione è affrontato da angolature diverse. Nel primo episodio scenico questi bravi e convincenti performer (Sara Bonaventura, Iacopo Braca, Matteo Ceccarelli e Claudio Cirri) vestiti con una tuta bianca simil polizia scientifica mimano sevizie e torture, si picchiano, si accoltellano, quasi senza toccarsi, le loro bombolette spruzzano rosso sangue su una grande tela bianca. Quando le urla della seviziata si fanno forti, aumenta il volume della musica che rimane come ossessiva colonna sonora della performance, “Halleluja” di Jeff Buckley nella versione di Leonard Cohen e di altri musicisti. Si tratta di violenza senza violenza, metafora della violenza e del dolore reale. Alla fine di ogni scena gli oggetti utilizzati sono raccolti in appositi contenitori, per meglio conservare i segni della stupidità umana, che si manifesta anche quando, adottando l’atteggaimento del turista insaziabile, gli attori fotografano tutto e si fotografano in ogni particolare. E’ l’ossessione della quantità che cancella la memoria. Ironia fulminea, minimalismo elegante e surreale, delicatezza gestuale, leggerezza, senso della provocazione che porta alla riflessione, sono questi gli ingredienti che sostengono l’impianto narrativo e figurativo di “Dies irae”, che l’attento pubblico bolzanino mostra di apprezzare con meritati, convinti e ripetuti applausi indirizzati al giovane gruppo fiorentino.