BOLZANO. «Il 27 lo apriremo». E il 27 aprirà. Dice il sindaco: «L'unica incertezza è l'orario. Aspettiamo l'agenda del ministro Franceschini».

Non è una grande incertezza. Quella più scivolosa era che il museo del Monumento non aprisse proprio. Non adesso, non ancora. Perché Kompatscher aveva posto una condizione: «Non si fa niente prima di aver risolto il problema del duce a cavallo». Ecco le forche caudine. Non si racconta il fascismo della Vittoria senza poter raccontare "anche" quello di piazza Tribunale. Una doppia storicizzazione. E dunque, perchè il sindaco è sicuro che l'inaugurazione non slitterà? Perchè il dossier sul depotenziamento del bassorilievo di Piffrader è da due giorni nelle sue mani. E in quelle dell'assessora Trincanato. E in quelle di Kompatscher.

Gli stessi storici che hanno costruito il percorso del museo sotto le erme e del "hic fines siste signa" , hanno eleborato a tempo di record la proposta che dovrà disinnescare la mina del duce. Perché questo era il compromesso raggiunto dal Landeshauptmann e dal sindaco: basta un'idea condivisa. Basta un suggerimento praticabile su come chiudere la questione.

Dice uno degli storici impegnati nella corsa a ostacoli contro il tempo: «Noi non siamo architetti. Non dovevamo indicare alla politica come e dove costruire un elemento che possa spiegare il bassorilievo. Ma abbiamo indicato alcune soluzioni».

Il dossier. E soprattutto nel dossier ci sono scritte due cose importanti. La prima è che il duce a cavallo non deve essere coperto. Nessuna barriera, o lastra di vetro o schermo scorrevole. E, naturalmente, non asportato. La seconda è che non basterà, ad esempio, la scritta luminosa della Arendt, poche parole sovrapposte virtualmente al bassorilievo per "disinnescarlo". Servirà un evidente "elemento di spiegazione".

Gli storici. Dicono ancora gli storici: «Sarebbe stato complicato risolvere la questione solamente con una scritta luminosa. Troppo complesso il riferimento. Andrà spiegato il significato storico dell'opera di Piffrader, il senso di quell'intervento "totalitario” e, insieme, si dovrà raccontare il perchè del successivo intervento contemporaneo".

Il concorso di idee. L'altro elemento presente nel lavoro dei ricercatori è la rivalutazione del concorso di idee che, tre anni fa, aveva portato 400 progetti e un numero sterminato di cittadini a tentare di risolvere il problema posto da Durnwalder: come far sopravvivere il bassorilievo nella Bolzano di oggi, dopo che lo stesso Landeshauptmann aveva ricevuto dal "pizzino" dell'allora ministro Bondi il via libera per l'asportazione.

«Posso farne quello che voglio, adesso" aveva detto il Kaiser. E quel concorso aveva posto in evidenza una serie di soluzioni, tra cui quella di Holzknecht e Bernardi, i quali avevano proposto che una scritta di Hannah Arendt percorresse, in rosso, tutta la lunghezza del bassorilievo sopra l'ingresso degli uffici finanziari: «Nessuno ha il diritto di obbedire». Quel progetto sembra adesso l'elemento contemporaneo che può far uscire dalla palude. Ma non basterà.

I politici. Dice l'assessora Patrizia Trincanato: «Ho fiducia che la scritta in aggiunta ad un chiaro elemento di spiegazione storica possa costituire quella storicizzazione che Kompatscher aveva posto come condizione per aprire finalmente il museo del Monumento».

Ma oltre al Landeshauptmann anche una gran parte della Svp aveva a lungo insistito su una soluzione di chiaro depotenziamento...

«E penso proprio che ci sarà. Il lavoro degli storici è stato meticoloso. Loro per primi sanno che non basterà una scritta. Se tutti saranno d’accordo sarà semplice applicare nel concreto il suggerimento. Potrà essere una lapide, una scritta, una casetta con alcuni elementi di spiegazione, un piccolo percorso storico illustrato. Non sarà invasivo urbanisticamente ma ci sarà. Non si può lasciare tutte quelle presenze senza un racconto».

I cinque storici (Andrea Di Michele, Ugo Soragni, Silvia Spada, Christine Roilo e Hannes Obermaier), in rappresentanza di Stato, Provincia, Comune e dei due gruppi etnici, avevano già trovato una via condivisa, probabilmente molto più complessa, per il percorso museale nella cripta della Vittoria. Lì le vicende del nostro Novecento e le diverse percezioni di esse, appariranno per la prima volta in una condizione unitaria. Saranno oggetto di polemiche perchè qui la storia non è mai stata una e soprattutto condivisa. Ma, di sicuro, sarà una base per raccontarsi. Lo stesso avverrà ora in Piazza tribunale. I tempi sono incerti. Certo, invece, che il 27 giugno sarà inaugurato quantomeno il primo capitolo.

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