BOLZANO. Era solito stupire. Si era imposto per la sua assoluta imprevedibilità. Proprio per questo gli avevano appiccicato il soprannome di “cavallo pazzo”.
Smessa la carriera agonistica si era affermato come manager geniale e dalle idee innovative. Erwin Stricker, 60 anni, ex campione dello sci azzurro degli anni Settanta, è morto ieri mattina, all’improvviso, all’ospedale di Bolzano.

A troncare la sua esistenza un male che lo ha assalito e lo ha sconfitto con altrettanta repentinità. A nulla è valso il delicatissimo intervento al cervello cui si era sottoposto nelle ore precedenti.
Erwin Stricker, uno dei personaggi più noti dello sport altoatesino ma anche uno dei “self made man” più interessanti che abbia espresso la nostra terra, era uomo indomito.

Stricker, la cui carriera agonistica è stata costellata e condizionata da gravissimi infortuni, non era solito arrendersi e trovava sempre le capacità di reinventarsi e riconquistare la scena quasi fosse una fenice. Dagli innumerevoli infortuni sugli sci - compresa la perforazione di un polmone, oltre ad una mezza dozzina di fratture - ad un primo tumore che, in silenzio, aveva sconfitto una decina di anni fa, alle scorse settimane allorché, di ritorno dall’ennesimo viaggio in Cina dove svolgeva il ruolo di “ambasciatore dello sci” della Fis, aveva accusato i sintomi di un male che non gli avrebbe concesso una rivincita. Erwin Stricker è stato un personaggio la cui vita è sempre stata percorsa dal filo rosso dello sci, ma la cui esistenza è stata caratterizzata da momenti assolutamente diversi che lo hanno fatto diventare un personaggio di caratura internazionale.

Nato a Mattighofen in Austria da genitori sudtirolesi il 15 agosto 1950 all’età di cinque anni è tornato, assieme alla famiglia, in provincia di Bolzano, prima a Colle Isarco e poi a Varna e Bressanone. Da ragazzo fa il cameriere alla Plose d’inverno e allo Stelvio d’estate. Inizia a sciare a 14 anni e a vincere a 18. A 19 anni è in nazionale. In carriera vince assai meno di quanto avrebbe meritato: solo due podi in Coppa del Mondo nel 1974 e un titolo nazionale di discesa libera nel 1976.

Per la sua generosità e la sua irruenza (cadute spettacolari a raffica, un coraggio eccezionale) getta al vento medaglie olimpiche (Sapporo) e mondiali (St. Moritz), ma conquista il pubblico.

E’ terzo nello storico slalom gigante di Berchtesgaden allorché cinque azzurri conquistarono i primi cinque posti della classifica: fu la valanga azzurra.
Fin dai tempi della squadra Erwin Stricker (ecco perché “cavallo pazzo”) dimostrò un’attenzione particolare per migliorare le performance sportive.
Per prevenire le “inforcate” in slalom, s’inventa ed applica ai suoi sci, la punta ad uncino (Geierschnabel), e poi introduce l’uso dei bastoncini ricurvi per la discesa libera, le ginocchiere per lo slalom, caschi a protezione totale.

Questa sua capacità di innovare, di essere sempre “avanti agli altri” trova ampio spazio una volta smessa l’attività agonistica. Da manager crea manifestazioni e introduce concetti innovativi quali il “Rent a ski” un pionieristico sistema di noleggio di attrezzatura sportiva che lo affermerà a livello internazionale. Non solo. Sfruttando le sue straordinarie doti comunicative (conosce a perfezione più lingue) e umane, “scopre” lo sci in Russia e in Cina dove diventa consulente e manager di più imprese.

Lavora anche per il Tis (piattaforma Proneve per l’innevamento programmato) e ha anche ricoperto l’incarico di ambasciatore Fis (Federazione internazionale sci) per lo sviluppo dello sci in Cina. Stricker lascia la moglie Linda Esser (ex campionessa di sci olandese) e i figli Mina e Tim. Il saluto d’addio a Stricker si terrà domenica, 3 ottobre, alle 14, a Castel Pienzenau a Merano.

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