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MERANO. La disputa sugli orari di apertura della moschea (luogo di preghiera) di Sinigo finisce davanti al giudice.
Nei giorni scorsi l'avvocato Giorgio Balzarini, in rappresentanza di quattro cittadini di religione musulmana ha presentato una istanza al tribunale di Bolzano per ottenere la nomina di un arbitro capace di risolvere il problema nato attorno alla gestione e agli orari di apertura del luogo di culto di Sinigo.
Al centro della contesa c'è l'associazione "Dialogo e pace" e il suo rappresentante legale e soprattutto i 160 mila euro raccolti dai fedeli per acquistare i 550 metri quadrati di superficie al piano terra del condominio di via Enrico Fermi. Dopo la firma del cambio di proprietà la moschea pare sia diventata inaccessibile ai più, aperta solo per alcune ore alla settimana. L'ultimo venerdì, per sensibilizzare la comunità di Sinigo, ma anche per tenere alta l'attenzione della intera popolazione di Merano un gruppo di cittadini mussulmani si è presentato intorno alle 18.30 davanti alla moschea per poter entrare e pregare. Impossibile entrare, visto che le porte d'ingresso erano chiuse a chiave.
Il ritrovo si è trasformato in un piccolo sit-in di protesta. «Chiediamo di poter pregare - hanno detto i partecipanti all'incontro - di rivolgerci al nostro dio, un diritto che qui a Sinigo viene costantemente negato nonostante molti di noi abbiano contribuito all'acquisto dei locali».
Nelle altre due moschee presenti in città le regole di accesso sono completamente diverse. In via Huber e in via Marlengo per tutto l'arco della giornata c'è un incaricato che tiene aperto il luogo di culto. Si prega, ma si organizzano anche corsi di lingua araba, di cultura e di lettura del corano. Molti dei fedeli dispongono anche delle chiavi di accesso. Tutte cose che a Sinigo pare non si possano fare.
Mohamed Amine, Tahar El Abriki, Mustapha Khallouqi e Hicham Loukrati, dopo aver pazientato alcuni mesi, hanno deciso ora di rivolgersi al giudice tramite l'avvocato Balzarini. Quattro sono le richieste sulle quali l'arbitro, che il giudice del tribunale di Bolzano e chiamato a nominare, dovrà esprimersi. Per prima cosa dovrà accertare la qualità di soci dell'associazione Dialogo e Pace dei quattro ricorrenti, accertare e dichiarare che l'assemblea dell'associazione convocata il 6 aprile scorso non era regolare.
Quindi convocare una nuova assemblea per l'elezione dei membri del direttivo permettendo a tutti i soci di partecipare ed esprimere i propri diritti e infine determinare in via provvisoria le modalità di gestione della sala adibita a moschea fino a quando non sarà nominato il nuovo direttivo dell'associazione.
Si spera con con la decisione del magistrato si riesca a porre fine alle tensioni interne alla comunità musulmana.
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