MERANO. Questo ultimo scorcio dell’anno ha visto numerose iniziative muoversi tra le vicende storiche e culturali legate al mondo dell’ebraismo. Tutt’ora è in corso a Tirolo l’esposizione di due mostre, “Zachor” e “Hai visto le mie alpi”, mentre a Bolzano, presso Castel Roncolo, è in mostra “Simon e Sarah”. L’ultima proposta in ordine di tempo, la proiezione al Touriseum di Merano del film- documentario, “Shacharit, Mincha, Maariv: The story of the Edelweis” di Amit Breuer dedicato alla famiglia di albergatori ebraici Bermann di Merano.

Ma se tali iniziative rappresentano il momento focale di quest’attenzione sulle vicende ebraiche legate al nostro territorio, non si deve dimenticare la posa delle “pietre d’inciampo” davanti a case appartenute ad ebrei meranesi deportati dalle truppe del terzo reich. Un’iniziativa avvenuta con il coinvolgimento di numerose scuole cittadine sul finire dell’anno scolastico scorso. Di fronte a tale visibilità ci è parso opportuno porre l’attenzione sulla comunità ebraica del nostro territorio per tracciarne un profilo attuale, e per farlo abbiamo incontrato il presidente della comunità ebraica, la meranese Elisabetta Rossi-Innerhofer, eletta alla sua guida dal 2006 e consigliere Ucei (Unione Comunità Ebraiche Italiane).

Presidente Rossi, come spiega questo fermento attorno all’ebraismo?

Effettivamente negli ultimi mesi sono numerose le iniziative che hanno riguardato la nostra storia e cultura con un’attenzione alla realtà altoatesina. E questo ci fa certo piacere. Negli ultimi anni c’è stato un cambio generazionale che ha ringiovanito il gruppo. Questo fatto ha dato vita ad uno sviluppo percepibile delle attività unitamente ad una crescita di senso d’appartenenza.

Quale è il quadro attuale della comunità ebraica meranese e regionale?

Premettendo che siamo, e non è un fatto secondario, una comunità molto piccola con i suoi 43 componenti, devo immediatamente aggiungere che siamo più viva che mai. Grazie a questo posso constatare anche un avvicinamento più partecipato e cosciente alla pratica del culto. Una consapevolezza che si rende visibile soprattutto nelle occasione delle grandi festività. Ma dietro questo si nasconde un altro fattore importante e determinante. Gli appartenenti alla nostra religione, grazie ad un apprendimento della lingua ebraica, impensabile solo qualche anno fa, oggi possono leggere i testi ebraici con tutto ciò che ne consegue sul piano della conoscenza e della consapevolezza. Uno degli obiettivi ai quali tenevo di più.

E’ esagerato parlare di un rinascimento ebraico sul nostro territorio?

Non so se si tratti di un rinascimento, ma certamente oggi siamo, pur se non numerosissimi, un gruppo tosto. E le iniziative cui diamo vita sono lì a dimostralo. Anche con l’esterno, ad esempio, abbiamo allacciato dei rapporti che portano i loro frutti. Collaboriamo con diverse associazioni, le nostre proposte vedono la partecipazione di numerosi non ebrei, come in occasione della recente Festa della cultura ebraica. Almeno 500 persone quelle che hanno condiviso con noi la festa. Lo scorso anno, ma si teneva una proposta di grande richiamo, parteciparono almeno 1500 persone. Molti meransi, ma anche numerosi i partecipanti giunti da altre località provinciali.

Quale il punto centrale per aver saputo raggiungere tali obiettivi?

La crescita in fatto di consapevolezza del gruppo. Una consapevolezza che si nutre con una partecipazione attiva, con l’informazione sui temi caldi della politica internazionale e con un’attenzione particolare su Israele e il quadro mediorientale. Sull’approfondimento dei dettami religiosi ebraici. Ma certo resta molto da fare. Sia sul piano interno, che esterno. Solo così potremo moltiplicare la nostra attività e attirare su di noi l’attenzione della comunità cittadina, provinciale e regionale.

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