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BOLZANO. Tra due settimane avrebbe festeggiato il suo 40esimo compleanno. Ma un malore lo ha stroncato all'improvviso, poco dopo essere tornato a casa. Il mondo del calcio amatoriale piange Paolo Scovotto, cuoco bolzanino. La Procura ha disposto l'autopsia. Amava la buona cucina, amava il calcio, amava circondarsi di amici dopo la partita e amava la sua compagna Rita: la scomparsa improvvisa di Paolo Scovotto, bolzanino di 39 anni, ha sconvolto tutti quelli che lo conoscevano.
Soprattutto, perché fino a pochi giorni fa lo «Chef» - questo il suo soprannome - stava bene. Rideva, scherzava e giocava a calcio a cinque con gli amici. Poi, martedì sera, va all'allenamento della squadra «Febbre Gialla». Dice di star poco bene, di aver fatto una cura per una gastrite e di avere ancora un po' di bruciore. Paolo è stanco. Lo vedono tutti. Ma aspetta la fine dell'allenamento e poi torna a casa. Prima di andarsene dice un'ultima cosa: «Preparatevi ragazzi, tra due settimane è il mio compleanno. Si mangia una maxi-torta fatta dal sottoscritto».
Paolo torna a casa, in via Bivio, dalla sua adorata compagna. Non ha molta fame. Decide di fare una doccia prima di mettersi a letto. I dolori si fanno sempre più forti. Perde i sensi. La sua compagna non può fare nulla. Paolo muore. Quando arrivano i soccorritori non c'è più nulla da fare. La Procura ha deciso di aprire un'inchiesta sulla vicenda e ha disposto l'autopsia per conoscere le cause di una morte assurda e improvvisa.
Paolo lavorava come cuoco per il Comune di Laives. Preparava il cibo per le mense scolastiche. Amava cucinare. Nel suo tempo libero, invece, si dedicava anima e corpo al calcio. Allenava i portieri della categoria pulcini della squadra Virtus Don Bosco e poi dava consigli ai giovani della squadra «Febbre Gialla». Lo ricorda proprio l'allenatore della «Febbre gialla», Gualtiero Esposti: «L'ho visto all'allenamento, poco prima che morisse - dice con voce spezzata dal dolore -. Era importante per la squadra. Amava il calcio, nel senso vero e sano dello sport.
Si preparava tantissimo: leggeva libri, faceva ricerche, partecipava agli stage come preparatore per portieri. Raccoglieva tutto in un quaderno e poi veniva all'allenamento. Dopo le partite, veniva negli spogliatoi e dava forza ai ragazzi. Diceva: "Domani devo prepare 8 mila canederli" e intanto sfamava tutti con pizzette, dolci, panini e torte. Era una persona strepitosa. Incarnava il vero spirito dello sportivo. Siamo sconvolti». Nel 2005 fu anche candidato per Unitalia alle elezioni comunali.
Soprattutto, perché fino a pochi giorni fa lo «Chef» - questo il suo soprannome - stava bene. Rideva, scherzava e giocava a calcio a cinque con gli amici. Poi, martedì sera, va all'allenamento della squadra «Febbre Gialla». Dice di star poco bene, di aver fatto una cura per una gastrite e di avere ancora un po' di bruciore. Paolo è stanco. Lo vedono tutti. Ma aspetta la fine dell'allenamento e poi torna a casa. Prima di andarsene dice un'ultima cosa: «Preparatevi ragazzi, tra due settimane è il mio compleanno. Si mangia una maxi-torta fatta dal sottoscritto».
Paolo torna a casa, in via Bivio, dalla sua adorata compagna. Non ha molta fame. Decide di fare una doccia prima di mettersi a letto. I dolori si fanno sempre più forti. Perde i sensi. La sua compagna non può fare nulla. Paolo muore. Quando arrivano i soccorritori non c'è più nulla da fare. La Procura ha deciso di aprire un'inchiesta sulla vicenda e ha disposto l'autopsia per conoscere le cause di una morte assurda e improvvisa.
Paolo lavorava come cuoco per il Comune di Laives. Preparava il cibo per le mense scolastiche. Amava cucinare. Nel suo tempo libero, invece, si dedicava anima e corpo al calcio. Allenava i portieri della categoria pulcini della squadra Virtus Don Bosco e poi dava consigli ai giovani della squadra «Febbre Gialla». Lo ricorda proprio l'allenatore della «Febbre gialla», Gualtiero Esposti: «L'ho visto all'allenamento, poco prima che morisse - dice con voce spezzata dal dolore -. Era importante per la squadra. Amava il calcio, nel senso vero e sano dello sport.
Si preparava tantissimo: leggeva libri, faceva ricerche, partecipava agli stage come preparatore per portieri. Raccoglieva tutto in un quaderno e poi veniva all'allenamento. Dopo le partite, veniva negli spogliatoi e dava forza ai ragazzi. Diceva: "Domani devo prepare 8 mila canederli" e intanto sfamava tutti con pizzette, dolci, panini e torte. Era una persona strepitosa. Incarnava il vero spirito dello sportivo. Siamo sconvolti». Nel 2005 fu anche candidato per Unitalia alle elezioni comunali.
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