Bolzano. Il Museo va per la sua strada. Dopo decenni di cantiere (immaginato, predisposto, sospeso, ripreso, sperato) è pronto il progetto esecutivo per la sua completa riqualificazione. «Tra breve lo mandiamo alla Sovrintendenza per il via libera» annuncia l’assessore Juri Andriollo. Che vede questa rinascita come una risposta politica anche alla Provincia. E al Polo che non va. «Sono mesi che il contratto con Condotte è come una catena al collo - dice l'assessore comunale alla Cultura - e ancora non si dà risposta alla città». Che risposta? «Quella di dire: bene lo facciamo, il Polo bibliotecario, oppure risolviamo il rapporto con il costruttore. Non si può andare avanti così, anni senza una soluzione». Perché, in effetti, altrove l'hanno risolta la questione con Condotte. Qui si va per uffici legali. «Bolzano chiede spazi per la sua cultura. Per questo a suo tempo - insiste Andriollo - il Comune ha ceduto le ex Pascoli e tutti i suoi spazi: per farne una biblioteca. Ma se ci sono problemi che lo dicano e si percorra un'altra strada». È quello che ha provato a fare il Civico. Dopo la riqualificazione delle vecchie centraline Enel per farne il “lapidarium”, ora si aggredisce il terzo piano. Che è il luogo simbolo delle eterne sofferenze logistiche del Museo. Il nesso incompiuto tra un passato comunque importante e un futuro che solo ora vede dischiudersi scenari di possibile sviluppo.

Cosa accadrà presto? Innanzitutto la messa in sicurezza dell'impianto anti incendio. Era l'ostacolo che si frapponeva a qualsiasi progetto. Anche il meno ambizioso. Con l'impianto, il progetto prevede un intervento strutturale sulla scala di collegamento e sicurezza. Senza la quale è impossibile qualsiasi frequentazione. Nel mentre, prosegue lo spolvero sistematico degli archivi e dei depositi. Dai quali sono emersi affreschi, patenti asburgiche, libri e testimonianze. Anche sculture e lapidi. Da quando erano chiuse nei sotterranei e abbandonate nel cortile interno? Addirittura dal dopoguerra. Reperti pietrificati emersi dai bombardamenti delle chiese della città, testimonianze mute del passaggio delle ostilità e poi accumulate alla bell'e meglio in attesa di tempi migliori. Che mai arrivavano. Ora, negli ultimi anni, l'accelerazione. Che ha avuto passaggi molto visibili: 1) la riqualificazione del cortile interno, trasformato in giardino; 2) il lapidarium nelle vecchie centraline, 3) il progetto per il terzo piano. Tutto era iniziato alla fine del 2017 con lo spostamento proprio delle cabine elettriche che avevano servito l'energia, fino ad allora, a tutto il centro storico. Una volta liberato il campo, c'è stato il via libera. Ma è avvenuto, in concomitanza, anche un cambio di passo politico, prima con l'assessore Repetto e poi con il suo successore alla Cultura. La nuova direzione del Museo ha poi fornito il braccio operativo e di studi a questa scossa di contenuti anche logistici e di cantiere. E ora? «Una volta ottenuto il via libera al nostro progetto - spiega Andriollo - si tratterà di impostare i contenuti dei nuovi spazi». Non mancherà il materiale. Perché nel frattempo stanno per concludersi, ad esempio, i lavori di restauro sul grande affresco votivo emerso dai depositi. Come pure avrà una rivisitazione tutta l'attività espositiva e degli eventi. Che già in questi mesi, con l'approntamento della mostra “Amonn & Fingerle” a cura del prematuramente scomparso architetto Mayr Fingerle, aveva mostrato, con la stesura di una nuova “palette” di colori, la creazione di spazi mobili e l'illuminazione, che le stanze del Civico potevano avere anche una resa estetica considerevole. Per quest'ultimo step il Comune ha già predisposto un investimento in bilancio di almeno 800mila euro.