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BRESSANONE. L'opera "Uomo di dolori fra i santi Ambrogio e Agostino", pala del 1450 donata dall'avvocato milanese Alberto Crespi, è stata accolta nel Museo diocesano di Bressanone con una cerimonia a cui erano presenti il vescovo Ivo Muser, il sindaco Peter Brunner e il vicesindaco Claudio Del Piero, il direttore del Museo Johann Kronbichler, l'ex direttore del museo diocesano di Milano Paolo Biscottini e, in rappresentanza dello zio Alberto, 94 anni, il nipote Francesco Crespi. Ed è stato il presidente della Fondazione Palazzo Vescovile Josef Gelmi ad accogliere gli ospiti, raccontando di come si sia arrivati alla donazione e rivolgendo un saluto speciale al noto giurista Alberto Crespi.
"A dicembre siamo stati contattati dal Fai, a cui Crespi ha donato la palazzina degli anni Trenta, piena di preziose opere, in cui vive a Milano, e ci è stato detto che l'avvocato avrebbe voluto donarci un’opera - ha sottolineato Gelmi - Crespi ha scelto Bressanone perché l'apprezza come città ed è vicino al Museo diocesano. L'opera è a Bressanone dal 9 giugno, quando andammo a Milano per firmare l'atto notarile per la donazione. E ricordo che prima di ripartire accadde qualcosa di curioso. Appena caricato il quadro sul furgone, si scatenò un diluvio d'acqua. Quasi, come se Milano piangesse per la perdita di un suo quadro. Ma ora è qui e siamo felici”.
“Per ringraziare Crespi mi rifaccio a una frase di papa Giovanni XXIII - ha detto Gelmi, rivolgendosi al nipote Francesco - Quando ritorna a Milano vada da suo zio e gli faccia una carezza. Una carezza da Bressanone, dall'Alto Adige, dal Museo diocesano”. Parole di ringraziamento sono arrivate anche da parte del sindaco Peter Brunner e dal vescovo Muser. "Questa donazione è un atto di stima verso la nostra città e il Museo diocesano - ha detto Brunner - Questa preziosa opera è in ottime mani e sarà custodita con grande responsabilità".
"L'avvocato Crespi si è dimostrato un uomo di grande umanità e generosità - ha detto il vescovo - I santi Ambrogio, vescovo di Milano, e Agostino, che a Milano ha trovato la verità dell'uomo e vi fu battezzato, anche a Bressanone staranno benissimo. Sono i santi-dottori della chiesa occidentale e quindi di tutti".
Prima della visita nella sala dove l'opera è esposta, ha parlato Francesco Crespi: "Mio zio ha scelto di donare l'opera al Museo diocesano di Bressanone attraverso una scelta istintiva ma anche ponderata. "L'uomo dei dolori" è un'opera che per la sua storia ha trovato nel Museo diocesano di Bressanone il luogo idoneo dove essere esposta".
Il dipinto di grande formato raffigura Cristo che mostra la ferita del costato e ai lati i santi Ambrogio e Agostino con i loro attributi, il flagello e il cuore fiammante. La parte centrale della tavola, con Cristo raffigurato secondo l'iconografia dell’uomo di dolori, è un rimando alla Trinità: il Padre è affiancato dalla colomba dello Spirito Santo, inserita nello stemma degli Sforza Anche la presenza di S.Ambrogio, patrono della diocesi di Milano, e di S.Agostino collegano a Milano l’opera illustrata dal professor Biscottini: "Il dipinto risale al 1445/50 circa e fu commissionato dalle suore del convento di Brugherio a quanto pare al cosiddetto Maestro di Chiaravalle, da molti ritenuto l'artista Giusto di Ravensburg - ha detto il professore - Nella metà del Settecento il dipinto è documentato ancora nella piccola chiesa di Sant'Ambrogio a Brugherio. Crespi lo acquistò da un antiquariato per la sua collezione privata”.
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