Bolzano. C’è un altro contagio, oltre a quello con cui il Covid ci minaccia: sono le fake. Quel mare di mezze verità, di bufale palesi ma coperte, di menzogne ammantante di buona creanza letteraria, insomma di notizie non vere che la rete ci rimanda, come una risacca su un esercito di spiaggiati. Che poi saremmo noi, ormai quasi tutti in casa e abbarbicati ai cellulari. E, appunto, di «altro contagio» ha parlato ieri il vescovo proprio a proposito delle fake news. Tanto che Ivo Muser ha colto l’occasione della celebrazione della ricorrenza del patrono della categoria, San Francesco di Sales, per chiedere ai giornalisti un impegno sempre più attento e uno sforzo vigile nei confronti dell’informazione che corre sulla rete. Una sorta di richiamo etico che tocca gli operatori ma investe pure i fruitori di quella valanga di notizie il più delle volte senza un effettivo controllo delle fonti che invade i social. Il vescovo ha in sostanza fatte sue le preoccupazioni dello stesso Francesco a proposito dei rischi che si annidano dentro l’informazione senza controllo in grado di immettersi in ogni apparato tecnologico personale, inducendone un consumo acritico che, spesso, giunge anche a ledere la stessa dignità delle persone. Supportato da un linguaggio senza rispetto, approssimativo e riducendo a volte il dialogo nella rete a semplice insulto dell’avversario.

«In questo tempo di crisi anche l’informazione è un bene di prima necessità» ha avvertito così il nostro vescovo. Davanti a lui, nel rispetto delle norme anti Covid, una delegazione degli organi rappresentativi dei giornalisti altoatesini, sia del sindacato che dell’ordine. Per quest’ultimo, Mauro Keller ha rilevato come vi sia in atto anche un tentativo «di cancellare la possibile intermediazione professionale tra gli avvenimenti e il cittadino, costituita dal giornalista. Manca così un necessario filtro capace di verificare la fonte della notizia e la correttezza delle informazioni». La rete, insomma, sta diventando sempre più una giungla senza regole in cui chiunque può introdursi manipolando notizie e privando il fruitore di una qualsiasi verifica. Per l’ordine e il sindacato, tuttavia, esiste un ulteriore rischio: che le redazioni siano sempre più impoverite e private di risorse. E dunque con le inevitabili difficoltà derivanti dai sempre minori strumenti a disposizione. Muovendosi intorno a questi pericoli, Ivo Muser ha insistito nel suo richiamo al rispetto della verità e alla professionalità nel fornire informazioni, tanto più indispensabile in questo frangente. Il quale coglie i cittadini in una condizione di probabile fragilità psicologica a fronte delle paure per il Covid e dunque disposti ad aggrapparsi ad ogni possibile falsità se appena appare consolatoria. Un richiamo morale che investe tutti, dunque quello del vescovo: «Il buon giornalismo ci protegga anche dall’altro contagio, le fake news».