BOLZANO. Il vero nodo , a proposito di questa nuova fase della vita dell'aeroporto, non è che la Provincia l'abbia posto in vendita ma che in tanti, dalle voci comunali che provengono da Laives ai Verdi, ora «accampino delle scuse per non poter mantenere quello che avevano promesso»: intende, l’assessore Florian Mussner: di aver fatto credere che il no nel referendum riguardasse la fine dello scalo e non, semplicemente, lo stop ad un suo finanziamento pubblico. E' durissimo l'attacco che viene dalla Provincia e dal suo assessore ancora in carica nei confronti del moto di (considerata apparente) sorpresa il giorno dopo la decisione della giunta. In verità, quest'ultima era scritta nel granito. Cioè perfettamente anticipabile soltanto leggendo quello che stava scritto: senza un sì chiaro nella consultazione, la mano pubblica si sarebbe messa da parte a favore di quella privata. E su questo fronte Mussner è ancora più chiaro: «Le stesse persone che poco più di due anni fa continuavano a ripetere che non si sarebbero trovati imprenditori interessati ad investire sull'aeroporto di Bolzano ora cercano di diffondere voci allarmistiche. Non è ancora sicuro se vi sarà un ingresso o meno di un privato- continua l'assessore ai trasporti - l'unica cosa sicura è che le quote Abd dovevano essere messe in vendita con tutti gli obblighi e i diritti ad esse collegate». E tra essi , alla luce della sentenza del Consiglio di Stato del 2015, anche il rispetto del masterplan approvato dall'Enac nel 2012, che prevede l'allungamento della pista. Quello che la Provincia dice, sotto traccia, è che è ora nella piena responsabilità politica dei promotori del no al referendum dover assistere al possibile passaggio da una gestione pubblica dello scalo (bocciata dalla consultazione) ad una privata, naturalmente meno sottoposta a vincoli e controlli di indirizzo politico, al di fuori delle norme generali. Stante, e questo è l'altro elemento che sottende il ragionamento, che l'aeroporto è un bene territoriale primario, come una ferrovia o una strada e non può essere distrutto o posto nelle condizioni di non operare perché è un bene «non disponibile» a soggetto. Le polemiche, infine, sono giudicate quindi «senza senso». E si sorprende, Mussner «che adesso molti cadano dalle nuvole». La Provincia sarebbe stata nel suo pieno diritto a dismettere. Anzi, se non l'avesse fatto, avrebbe non tenuto conto delle precise indicazioni emerse dall'esito del referendum che ha bocciato il finanziamento provinciale dello scalo. Senza tuttavia mettere in discussione, sia nella forma che nella sostanza, il diritto dei privati a comprarsi la struttura con tutti i suoi annessi. Masterplan compreso. (p.c.)