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BOLZANO. Attività che vanno avanti da decenni, oggi senza successione. In due chiudono entro l'anno, la terza si dà tempo dodici mesi. Segno di una città che invecchia e si trasforma. «Stiamo svuotando tutto quel che c'è in magazzino. Lavoriamo da una vita è l'ora di svoltare». Il primo addio è di Vito Pannetta, titolare della "Gbc" di viale Trieste: «Mi spiace lasciare un esercizio che è qui da cinquant'anni, gli elettrodomestici ormai mi sono cari, ma purtroppo lo devo fare. Ho lavorato qui a più riprese, poi sette anni fa ho rilevato il punto vendita. L'ho fatto per offrire una prospettiva ai ragazzi che erano con me ma quando ho proposto loro di passare la mano non hanno accettato. Il lavoro è troppo impegnativo ed oneroso. In più con la concorrenza delle grandi catene i margini di guadagno non sono soddisfacenti. Non mi resta altra scelta».
L'attività continua sotto un altro marchio? «No, il negozio chiude a dicembre. I proprietari dei muri sono veneti, non so cosa decideranno di fare». Altro addio poco distante, in via Firenze.
Salvatore Biondi e la moglie Marlene abbassano entro la fine dell'anno la saracinesca di "Alter Audio". «Ho iniziato sempre in questa via vendendo lavatrici, poi mi sono spostato all'inizio della strada erano gli anni nei quali gli impianti stereo andavano forte. Poi altro giro di boa. Nel 2010 abbiamo acquistato i muri di questo negozio per vendere elettrodomestici. Non chiudiamo per problemi di budget, facciamo parte della coop Cea di Trento, abbiamo sempre avuto prezzi competitivi ma io sono stanco di lavorare dodici ore al giorno. Le ultime consegne? Tra le 21.30 e le 22 poi finalmente a casa. Ho 71 anni, basta».
Il negozio rimarrà sfitto? «No ho affittato ad una multinazionale svizzera di apparecchi acustici». In Corso Italia svolta a lunga distanza per la pasticceria "Stofner". Il titolare l'ha messa in vendita, la si trova tra gli annunci di una nota agenzia immobiliare. «Diciamo che continuo sicuramente un altro anno però è vero sto cercando qualcuno che rilevi l'attività. Vorrei che questo laboratorio continuasse a vivere. Ho già ottime offerte».
La città che vede lentamente sparire negozi storici. Elena Bonaldi, presidente di Confesercenti, dice che uno studio recente dell'Ire (Istituto di ricerca economica della Camera di Commercio) avverte che occorre agire con urgenza per la successione aziendale. «Una parte considerevole dei titolari e delle titolari non vede ancora motivo per cui preoccuparsene. In tutto l'Alto Adige ci sono 4.580 negozi ed il 20% rischia di chiudere per mancanza di successione. La ricerca spiega che il titolare dovrebbe iniziare a pensare a chi verrà dopo di lui tra i 50 ed i 55 anni, ma quasi nessuno lo fa. Ci si sente giovani, si pensa all'oggi ed ai mille problemi da affrontare. Ma gli anni passano in un soffio e quando ci si trova a voler lasciare non si sa che fare. Io nel 1996 ho iniziato a lavorare nella gioielleria di famiglia, ho sempre considerato questa opportunità un privilegio assoluto, ma tanti figli oggi non la pensano così e scelgono, giustamente, altre strade ed altre passioni. Va detto poi che oggi il commercio di vicinato non è più interessante come poteva essere per esempio trent'anni fa. Le dinamiche commerciali si sono modificate a 360 gradi. Pensiamo solo ai centri commerciali aperti anche a Bolzano ed alle abitudini di acquisto che si sono trasformate - cito l'online - così come siamo cambiati noi».
C'è da sperare che i negozi una volta chiusi non lascino le vetrine abbandonate. «Mi auguro che non accada. Stiamo aspettando la modifica del regolamento comunale e poi occorre decidere di farlo rispettare. Il degrado - chiude Bonaldi - chiama degrado».


