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BOLZANO. C'è un museo dentro e un museo fuori dal museo. E quello fuori è una miniera di sorprese. L'ultima, sembra una fenice risorta dalle ceneri: una mensola non solo intatta, ma policroma, dunque dotata dei suoi colori originali, cosa rara visto che viene dal Trecento e, probabilmente, da una chiesa bolzanina altrettanto antica. Un messaggio in bottiglia dal passato fissato in quel viso angelico, emerso facendo le pulizie. Sì, perché quello che sta accadendo fuori dal Civico, nel suo cortile interno, tra la salita verso ponte Talvera e la biblioteca, è una profonda operazione di riqualificazione. «Il cortile diventerà uno spazio aperto alla città», dice Sandro Repetto. L'assessore sta infatti programmando una rilettura di quegli spazi che avverrà ben in anticipo rispetto al grande progetto che il Comune e la Provincia stanno mettendo a punto: la creazione del Polo museale, che comprenderà Civico e museo Archeologico e dunque le raccolte urbane già present, più Ötzi con il suo seguito di allestimenti e laboratori. Inseguendo dunque questa prima fase di «pulizia» per trasformare il cortile del museo in una piazza di città, gli oggetti accumulati come in una discarica, nell'angolo sul retro della salita di via Museo oltre i cartelloni del cinema, stanno trasformandosi in una miniera d'oro. Questa mensola, riemersa intatta tra altri detriti e testimonianze ancora da catalogare e indagare, risale alla fine del Trecento. Probabilmente a cavallo del gotico, tra la sua fase piena e tarda, testimonianza di una Bolzano mercantile in espansione. Allora la città stava iniziando a fuoriuscire, urbanisticamente, dalla «noce» dei suoi portici commerciali per intercettare una fase di pieno rilancio economico dopo i secoli bui. Questo accadeva regnanti gli arciduchi Leopoldo IV e Federico IV. Tra i tanti palazzi che venivano edificati anche molte chiese. Per le quali le famiglie dei mercanti, come i Bossi per la chiesetta di San Giovanni in Villa, si esponevano finanziariamente con donazioni e regalie. Un po' per ringraziare il Signore dei loro successi, un altro po' per ingraziarsi i governanti e la popolazione autoctona. «Non sappiamo ancora da quale luogo di culto cittadino provenga la mensola - dice Anna Vittorio, responsabile della ripartizione cultura del Comune - ma sicuramente è un oggetto di grande qualità, non un'opera ordinaria, seriale». Probabilmente sosteneva una statua votiva vicino ad un altare. Altrettanto colorata. Ma la domanda è: come mai è finita lì, sul retro del museo, in cortile? La risposta risiede dell'inquieta storia bolzanina degli ultimi 50 anni del secolo scorso. Probabilmente la chiesa dove si trovava l'opera trecentesca è stata bombardata durante il secondo conflitto mondiale. Altrettanto probabilmente le operazioni di sgombero, in quelli stessi mesi che precedettero la fine del conflitto, quindi ancora in una fase di grande precarietà, furono effettuate in fretta e furia. Magari solo selezionando alla rinfusa gli oggetti apparentemente più significativi e separandoli dagli altri detriti informi. Anche la mensola fu probabilmente messa da parte e poi, subito dopo la guerra, portata insieme ad altri oggetti «notabili» nel retro del museo. E lì è rimasta, in attesa di essere riscoperta. Perché poi lo stesso Civico subì una serie di trasformazioni dopo il "capitozzamento" attuato dal regime fascista della sua torre neo gotica. La torre venne ricostruita, ma non riordinati i detriti accumulati nel cortile. Adesso, in vista di una nuova opportunità di rilancio della struttura, la pulizia della piazza ha portato a questa scoperta. Poco, a guardare quello che accade in altre città ben più ricche di storia artistica, molto se si considera la marginalità di Bolzano rispetto alle grandi correnti culturali dell'epoca. E in ogni caso, questa mensola è bella. E merita che la sua storia venga ricostruita. Per sapere soprattutto dove si trovava prima delle bombe che l'hanno strappata dal suo altare.


