BOLZANO. La camicetta blu, gli orecchini di perle, un sorriso appena abbozzato, Maria Cristina Santuari appare così nella foto all’ingresso della nuova scuola costruita a migliaia di chilometri dall’Alto Adige. È intitolata a lei, insegnante bolzanina, già dirigente dell'Istituto Marcelline, scomparsa il primo novembre del 2014, la scuola primaria, inaugurata pochi giorni fa nel piccolo villaggio del Comune di Birni, nel nord del Benin.

L’edificio (costo circa 80 mila euro) è stato realizzato grazie al finanziamento del Gruppo missionario “Un pozzo per la vita” di Merano, ad un contributo della Regione Trentino Alto Adige oltre alle offerte raccolte da parenti ed amici. La scuola sarà completata da un secondo edificio nel 2017, anche grazie al sostegno del Merano Winefestival.

«Mia moglie - dice Giuseppe Marzano, giornalista che lavora per il Gruppo missionario meranese - sarebbe stata contenta, perché l’insegnamento era la sua passione e vedeva nella scolarizzazione l’unica possibilità di riscatto dalla miseria».

Marzano a metà ottobre è volato in Benin assieme al fratello di Maria Cristina per partecipare all’inaugurazione della struttura: tre classi che ospitano 30-40 bambini, più i servizi igienici. L’essenziale che per il Paese africano, dove studiare è un lusso, è una sorta di reggia. Questa è una delle ultime opere realizzate in Africa dal Gruppo missionario di Merano fondato nel 1984 da Alpidio Balbo e presieduto oggi da Roberto Vivarelli. Il commerciante meranese, arrivato in Togo nell’ ’71, per riprendersi dalla lunga convalescenza seguita ad un grave incidente stradale, si fermò a Bohicon, una cittadina nel sud del Benin che allora si chiamava Dahomey.

Doveva semplicemente consegnare una lettera ad una suora trentina che lavorava in un dispensario e poi ripartire. La visita durò solo poche ore, un lasso di tempo breve ma sufficiente per veder morire sei bambini. Quelle piccole vite cancellate per la mancanza di medicine comuni in Europa, legano ancora oggi Balbo al Benin e all'Africa, dove ha dato vita ad una serie di progetti di cui hanno beneficiano migliaia di persone.

«L’associazione - spiega Marzano - opera in collaborazione con le diocesi del posto, la Caritas, la Cei oltre che con la Provincia di Bolzano e la Regione. Si vagliano le richieste che arrivano in genere dalle diocesi e poi si cercano i fondi per realizzarle. In questi anni sono stati costruiti pozzi perché l’acqua è sinonimo di igiene oltre che di sopravvivenza ma anche di istruzione. Il compito di andare a prendere l’acqua spetta alle ragazze e se la fonte è troppo lontana, significa non poter andare a scuola. Il fatto di avere il pozzo nel villaggio o poco distante, vuol dire ridurre i tempi e quindi non perdere le lezioni. In questo momento siamo impegnati nella realizzazione di un piccolo dispensario in Burkina Faso che verrà gestito da Clementine Zoma, una giovane che ha studiato da odontotecnica a Bolzano ma poi aveva voluto tornare nel suo Paese. In Togo partecipiamo alla costruzione di un centro di salute mentale gestito da Gregoire Ahongbonon, famoso perché va a liberare i malati di mente legati con le catene agli alberi».

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