MERANO. Mentre a Bolzano gli occhi sono puntati sull'unica semirurale salvata dalla demoricostruzione voluta dall’Ipes oltre vent'anni fa, a Merano le diciotto "case popolari" realizzate alla fine degli anni ’30, nonostante l'età mantengono il loro fascino integrale. Da alcuni anni, a preservarne l'unicità, c'è un piano di tutela d'insiemi e un indice di cubatura introdotto nel piano urbanistico comunale che impedisce qualsiasi stravolgimento dell'area. Grazie a questo scudo legale via Fornaio si è mantenute intatta fino a oggi, col merito di lungimiranza dei vertici dell'Istituto case popolari negli anni Sessanta. A differenza di quanto accaduto a Bolzano, l'istituto concesse agli inquilini di acquistare i loro appartamenti, e in molti accolsero l’iniziativa con entusiasmo e non senza pensieri: allora si parlava di un milione di lire.

Divenuta privata, la casa venne mantenuta e curata fino ai tempi nostri e con essa anche i piccoli orti che accompagnano ogni appartamento. Nel minicosmo di via Fornaio abitano 72 famiglie che lottano contro i tentativi di speculazione, che negli ultimi vent'anni si sono succeduti e naufragati.

Quando vennero progettate, nelle semirurali erano state previste anche cantine e capienti sottotetto, ma in fase di costruzione questi vani vennero considerati... troppo di lusso. Le fondamenta vennero allora riempite di terra e sassi, e i tetti abbassati. A differenza di tutti gli altri insediamenti residenziali creati in città, in via Fornaio si respira ancora un clima di piccolo paese, dove tutti si conoscono e si aiutano.

Anche le famiglie più giovani, che negli ultimi anni hanno preso il posto degli anziani che se ne sono andati, hanno mantenuto lo spirito di paese. E insieme ai nuovi ospiti nelle case sono arrivati tutti gli aggiornamenti tecnologici, che in ogni ristrutturazione hanno aggiunto modernità all’antico, come ad esempio il risparmio energetico e il principio casaclima.