BOLZANO. Il gruppo terroristico di ispirazione neonazista che in Germania tra il 2000 ed il 2006 ha firmato una serie di agguati mortali contro cittadini extracomunitari avrebbe avuto un piano per entrare in azione anche in Alto Adige. Il progetto sarebbe stato messo a punto in gran segreto con il coinvolgimento di alcuni estremisti neonazisti locali con i quali i terroristi germanici avrebbero avuto diversi contatti. Un incontro operativo, con consegna anche di una somma di denaro per organizzare i primi passi dell’attività.

La notizia è stata rilanciata, a distanza di anni, nel corso di una inchiesta televisiva andata in onda qualche sera fa su uno dei canali più diffuso in Baviera. Il vertice in Alto Adige si sarebbe svolto nel 2008 ma sarebbe stato intercettato dai servizi di sicurezza che non avrebbero mai perso di vista la situazione.

In quella occasione il gruppo di fuoco tedesco, cartine alla mano, avrebbe pianificato con alcune “teste rasate” sudtirolesi una serie di iniziative e di attentati in particolare contro chioschi gestiti da cittadini extracomunitari. In un secondo incontro, svoltosi in una località riservata nei pressi di Caldaro. Agli estremisti sudtirolesi sarebbero stati consegnati anche 20 mila euro per far fronte alle spese legali per la difesa di alcuni «camerati» finiti nel frattempo sul registro degli indagati su iniziativa della Procura della Repubblica di Bolzano. Dal 2001 in poi furono tre le operazioni della magistratura altoatesina che individuarono una serie di estremisti neonazisti la cui attività aveva iniziato a preoccupare. Già all’epoca erano emersi contatti costanti con alcuni circoli neonazisti austriaci e germanici. Ma agli atti della Procura della Repubblica di Bolzano non ci sono documenti che possano in qualche maniera confermare il tentativo di avviare attentati criminali a cittadini extracomunitari anche in Alto Adige. Lo conferma in prima persona anche il procuratore capo Guido Rispoli che curò negli anni scorsi una delle inchieste più importanti negli ambienti neonazisti meranesi. «Il fenomeno - spiega il responsabile della Procura - dimostrava comunque una diffusione allarmante proprio per i contatti intensi che erano emersi con circoli neo nazisti d’Oltrebrennero che in Germania erano stati messi fuori legge». Quando la magistratura bolzanina decise di intervenire i «nazi» sudtirolesi si erano già fatti notare per una serie di iniziative apologetiche con atti di intimidazione fisica (aggressioni e pestaggi). Furono sempre noti i contatti molto stretti con i circoli esteri.

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