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BOLZANO. Venticinquemila firme non bastano per realizzare a Bolzano l’hospice dei malati terminali. La richiesta - consegnata ancora a maggio 2011 all’ex assessore alla sanità Richard Theiner - è rimasta lettera morta. E così oggi si ristruttura il vecchio reparto di Cure palliative al terzo piano del Padiglione W dell’ospedale che - a partire da fine settembre - si trasferirà momentaneamente in via Fago 44, nell’edificio costato 11 milioni di euro del nuovo Centro di riabilitazione. Deluso l’Ordine dei medici che negli ultimi anni ha continuato a ribadire come tra le priorità della sanità altoatesina non ci sia mai stata la Neuroriabilitazione di Vipiteno ma l' hospice ed una rete di assistenza domiciliare per le Cure palliative. Deluso il sindacato Anaao che ha richiesto più volte un hospice per il capoluogo, chiedendo di non confondere questa richiesta con la realizzazione di un'unità per la terapia del dolore a San Candido. Mara Zussa, presidente dell’associazione “Il Papavero”, che sostiene le palliative, media: «Diciamo che la politica fa le sue scelte, che magari non collimano con le nostre. Posso dire che oggi, chi di dovere, fa ancora fatica a rapportarsi col fine-vita. Speriamo che cambi la sensibilità». Secondo lei un cambiamento c’è stato? «Certo. Se non altro ultimamente è stato creato l’hospice come istituzione, visto che fino a poco tempo fa esisteva solo come appendice di Geriatria». Massimo Bernardo, responsabile delle Cure palliative, non vuole polemiche. «Sì è vero. A breve ci trasferiamo all’ultimo piano della nuova struttura di via Fago 44. In effetti, dopo una gestazione abbastanza lunga, la Provincia è riuscita a trovare i fondi per avviare i lavori di ristrutturazione dell’ hospice. Abbandonata per ora l'idea di realizzare una struttura esterna all'ospedale, si è deciso di ristrutturare gli spazi attualmente occupati per renderli più accoglienti per i malati ed i loro familiari, più funzionali per il personali e, non ultimo, per fare in modo che rispettino i requisiti previsti dal Ministero della Salute per le strutture dedicate alle palliative. Per noi restare all'interno dell'ospedale - continua - rappresenta un innegabile vantaggio in quanto permette di sfruttarne i servizi e nello stesso tempo ci permette di essere sempre disponibili per rispondere alle richieste di intervento fatte da pazienti, medici, infermieri o altri operatori. Siamo grati all'Asl che ci ha trovato una collocazione assieme ai malati psichici, anche se essere lontani dall'ospedale creerà a tutti dei piccoli disagi, ma dopotutto si tratta di resistere per un anno circa. Rientreremo in un nuova struttura che, mantenendo i posti letto attuali, sarà sicuramente molto più funzionale ed accogliente e di questo ringraziamo tutti coloro i quali in questi mesi hanno collaborato perchè questo divenisse realizzabile».
Nel frattempo verranno potenziati i servizi di assistenza domiciliare sul territorio dedicati a quei malati che desiderano rimanere nella propria casa e ricevere qui tutte le cure dei cui hanno necessità. «Questo è un nuovo fronte di intervento che da un paio di anni ci vede impegnati in collaborazione con il personale dei Distretti ed i medici di famiglia e che nei prossimi anni diverrà sempre più importante». In Alto Adige la sanità costa ogni anno 1 miliardo e 300 milioni di euro. Una montagna di denaro che serve a mantenere 7 ospedali e 9.000 dipendenti e che non basta mai. Lo sanno bene i primari costretti a far quadrare i conti dei reparti. Ma se c’è una sanità che risparmia, ce n’è anche una che in condizioni di “coperta corta” non ci dovremmo permettere e che invece ci permettiamo e la mente corre alla Neuroriabilitazione di Vipiteno ed alla Medicina complementare di Merano.
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