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BOLZANO. La giunta provinciale ieri ha varato il disegno di legge con il quale sul nuovo ordinamento del commercio che dovrebbe armonizzare la politica commerciale altoatesina con le direttive del governo Monti, ovvero si tenterà di arginare gli effetti del processo di liberalizzazione nel settore. «Spero che questa proposta di legge, che è stata elaborata dopo aver sentito anche l'associazione di categoria e il Consorzio dei Comuni - ha sottolineato il presidente Durnwalder - venga approvata dal consiglio provinciale entro marzo e che non venga poi impugnata dal governo, anche se il rischio c'è, perché ci siamo spinti molto avanti per tutelare la struttura commerciale cresciuta nei decenni in Alto Adige». Pur nella consapevolezza che i principi varati dal governo dovranno avere degli effetti anche in Alto Adige, la giunta ha così individuato alcuni ambiti nei quali tentare di mettere dei paletti al processo di liberalizzazione del commercio, fortemente contestato in particolare dall'associazione di categoria dell'Unione. Ed ecco allora le limitazioni negli orari, i "paletti" urbanistici per l'attività commerciale nel verde agricolo, le cinque tipologie di vendita al dettaglio ammesse nelle zone produttive, le direttive sulle aperture dei negozi: sono questi alcuni dei correttivi che la giunta provinciale ha inserito nel disegno di legge per regolamentare la liberalizzazione nel commercio. Nel dettaglio le scelte della giunta provinciale: - Orari: il disegno di legge tenta di evitare l'introduzione della libertà di apertura nelle 24 ore e sui 365 giorni dell'anno autorizzando la giunta ad emanare precise direttive sulle aperture, sulla falsariga di quanto adottato di recente per quelle domenicali e nei festivi. - Licenze: recepita invece, perché non era proprio possibile fare diversamente, la semplificazione nelle procedure di avvio di un'attività commerciale. In caso di apertura di un esercizio infatti, il disegno di legge della giunta applica le direttive del governo: non è più necessario il rilascio di una licenza ma è sufficiente una comunicazione di inizio attività al Comune, che avrà 60 giorni di tempo per valutare i presupposti sul piano formativo, sanitario, urbanistico, ambientale, della sicurezza del lavoro e, in presenza di irregolarità, agire contro l'apertura. - Limiti urbanistici: soppressi anche i piani territoriali del commercio, con la conseguente introduzione del criterio distributivo omogeneo sull'intero territorio. Differenziate sono invece nella legge le disposizioni nelle diverse zone, in base alla loro destinazione urbanistica: - centri urbani: la liberalizzazione nelle zone A e B sarà ampia e interi edifici potranno essere adibiti ad attività commerciale. In caso di cessata attività, però, si dovrà tornare al rapporto di cubatura originario di 60 per l'edilizia abitativa e 40 per commercio e servizi. - verde agricolo: limitazioni sono introdotte nel verde agricolo, dove il commercio viene ammesso solo se in relazione a quanto prodotto in quell'area. - zone produttive: nelle zone produttive invece il commercio al dettaglio è consentito solo in cinque settori merceologici: autoveicoli, macchinari e attrezzi agricoli, mobili, materiale edile e bevande in confezioni all'ingrosso. - Superfici: viene abolito anche il contingentamento della superficie di vendita: niente più soglia massima consentita come, ad esempio, gli attuali 5mila mq nel settore del mobile. «Viste le rigide condizioni del nuovo quadro giuridico nazionale - ha sottoliuneato l'assessore Thomas Widmann - siamo riusciti ad ottenere il massimo possibile puntando in particolare a rafforzare il commercio al dettaglio nei centri urbani dove proponiamo una vera e sensata liberalizzazione, mentre sul resto del territorio puntiamo ad una piena tutela sia del verde che delle vocazioni produttive».
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