BOLZANO. «Quando nei mercatini dell’usato o dell’antiquariato vediamo un ciondolo con la stella di David, lo compriamo, perché sappiamo che viene dai piccoli tesori di famiglia razziati durante il nazifascismo». È un aneddoto raccontato ieri da Jahel Bertolini Beer, vicepresidente della comunità ebraica meranese, agli studenti dell’istituto professionale Einaudi di Bolzano durante un incontro organizzato dai docenti di italiano Silvana Laricchiuta, Ferdinando Manfredini e Loris Facinelli. Bertolini Beer è nata a Bolzano dopo la guerra in una delle tante famiglie vittime del nazismo, e come membro attivo della comunità vuole portare la propria testimonianza a tutti. «Durante il periodo asburgico gli ebrei esercitavano una notevole influenza su Bolzano e Merano: medici e imprenditori si stabilirono soprattutto nella seconda, dove istituirono case di cura, alberghi, il primo ufficio di cambio valute, banche. Il sanatorio, con cui si inaugurò la tradizione termale della città, richiamava turisti e persone bisognose di un periodo di cura; vi transitarono Franz Kafka e Sigmund Freud» racconta Bertolini Beer. Una comunità fiorente, quindi, ma ben presto decimata: «Nel settembre del 1943 i nazisti occuparono l’Italia settentrionale, e da Merano partirono deportazioni di massa. La mia stessa nonna un giorno venne a sapere (perché fortunatamente conosceva il tedesco) che il giorno seguente ci sarebbero stati rastrellamenti in tutta la città: quella stessa sera partì coi propri figli alla volta dell’Emilia Romagna, dove trovò rifugio presso una famiglia di contadini. Mio zio, allora un bambino, nella vita non ebbe mai tanta paura quanta ne ebbe quando sentì gli stivali dei soldati nazisti tacchettare vicino al suo nascondiglio». Una testimonianza, la sua, che dà una misura di quanto l’antisemitismo fosse radicato, al punto di offuscare l’humana pietas. «In realtà quello che solitamente viene definito come campo di transito, il lager di Bolzano, fu un campo di concentramento in cui molti trovarono la morte. E mentre i nazisti usavano la sinagoga meranese come magazzino, le denunce da parte dei vicini di casa erano la normalità. Quando dopo la guerra qualcuno riuscì a tornare, le case e i beni non c’erano più: le prime occupate, i secondi razziati. Ecco perché compriamo le stelle di David nei mercatini».
Quella di Bertolini Beer è una testimonianza preziosa, contro la parabola di recrudescenza dei fascismi in atto. Un ragazzo chiede come adesso gli ebrei vedano i tedeschi. Lei sorride: «Come li vedete gli islamici? Ecco, non è per atti terroristici isolati che possiamo ascrivere la violenza a un intero popolo, in qualsiasi momento storico. Ciò che conta è istruirsi per evitare che la storia si ripeta». Così anche la dirigente scolastica Nicoletta Rizzoli: «Leggere e documentarsi è un modo per apprezzare le nostre libertà. Noi educatori non abbiamo solo il compito di far studiare i ragazzi: la missione è formare i cittadini di domani».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Quella di Bertolini Beer è una testimonianza preziosa, contro la parabola di recrudescenza dei fascismi in atto. Un ragazzo chiede come adesso gli ebrei vedano i tedeschi. Lei sorride: «Come li vedete gli islamici? Ecco, non è per atti terroristici isolati che possiamo ascrivere la violenza a un intero popolo, in qualsiasi momento storico. Ciò che conta è istruirsi per evitare che la storia si ripeta». Così anche la dirigente scolastica Nicoletta Rizzoli: «Leggere e documentarsi è un modo per apprezzare le nostre libertà. Noi educatori non abbiamo solo il compito di far studiare i ragazzi: la missione è formare i cittadini di domani».
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