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BOLZANO. Assegno di cura per non autosufficienti. A febbraio la Provincia ha cambiato i criteri di assegnazione in base alla gravità della patologia, rendendoli più severi. Di fatto, molte famiglie con malati in casa si sono ritrovate in tasca assegni assai meno sostanziosi o addirittura negati. Da maggio sono così cominciati a fioccare i ricorsi.
La denuncia dell'Auser filo d'Argento (Cgil). La denuncia arriva da parte del presidente dell'Auser Paolo Borella e dalla responsabile di settore dell'associazione, l'assistente geriatrica Gabriella Bissacco. Raccontano: «A febbraio hanno cambiato i criteri della valutazione. Sono stati praticamente irrigiditi. Da quel momento chi ha presentato la domanda ha dovuto aspettare circa tre mesi.
Da inizio maggio abbiamo iniziato ad avere un continuo venire di gente, ogni settimana. Sono tutti sconcertati, chiedono cosa si possa fare, se sia possibile un ricorso». Perché sono stati tagliati in parte, anche consistente, gli assegni di cura ai familiari di malati gravi: «Alzheimer, gente in cure palliative, situazioni pesanti, casi drammatici».
Molti hanno chiesto una rivalutazione dell'assegno a causa di un aggravamento della patologia. Il tutto certificato, anzi, consigliato dai medici curanti o dagli operatori sociali, perché il malato necessitava di maggiore assistenza e dunque di maggiori spese. «Tutta gente che si era cominciata ad impegnare con una badante, regolarizzandola: stipendio, assicurazione. Peccato che i nuovi criteri della valutazione sembra invece che ci dicano: se uno è più grave, non è detto che abbia bisogno di più assistenza. Insomma, la valutazione dei tempi assistenziali è cambiata. La Provincia valuta solo il diretto intervento alla persona».
Per capirsi, l'unica è un esempio. «Se uno porta il catetere, non gli devi cambiare il pannolino». Ergo, serve meno tempo da parte di chi assiste, quindi l'assegno per pagare quest'ultimo può essere meno corposo. Tagliati gli assegni, sono cominciati così a fioccare i ricorsi, non facili da redigere perché assai tecnici e soprattutto perché chi ricorre ha ben altri problemi a cui pensare, poco tempo, nessuna voglia di girare per uffici e pagarsi certificati su certificati. È proprio questo il vero intoppo: vista la crisi, le famiglie avrebbero bisogno di un aiuto maggiore, non uguale o addirittura minore.
«La scorsa settimana - spiega Bissacco - siamo stati a parlare coi funzionari provinciali, per denunciare la nostra incapacità: ci proviamo, ma non è semplice gestire tutti questi ricorsi». Idem accade alle altre associazioni assistenziali, legate agli altri sindacati. «In Provincia abbiamo ricevuto una rassicurazione: cercheremo di curare con urgenza i ricorsi per i casi gravi».
Troppo poco, spiegano all'Auser. Anche perché il sommerso è altissimo: «In questo settore le persone che più hanno bisogno meno parlano. Questo è il dramma. Ciò che a noi maggiormente dispiace sono questi abbassamenti nei livelli di cura. Anche perché ci sono famiglie con cassaintegrati, disoccupati, studenti senza stipendio. Tutto si aggrava in un momento in cui la gente è spaventata, perché dice: cosa facciamo adesso che abbiamo assunto la badante?». Ché magari uno aveva un certo livello, con 900 euro al mese, e ora si trova al precedente con 500. «Ora, la badante, come la paga?»
La denuncia dell'Auser filo d'Argento (Cgil). La denuncia arriva da parte del presidente dell'Auser Paolo Borella e dalla responsabile di settore dell'associazione, l'assistente geriatrica Gabriella Bissacco. Raccontano: «A febbraio hanno cambiato i criteri della valutazione. Sono stati praticamente irrigiditi. Da quel momento chi ha presentato la domanda ha dovuto aspettare circa tre mesi.
Da inizio maggio abbiamo iniziato ad avere un continuo venire di gente, ogni settimana. Sono tutti sconcertati, chiedono cosa si possa fare, se sia possibile un ricorso». Perché sono stati tagliati in parte, anche consistente, gli assegni di cura ai familiari di malati gravi: «Alzheimer, gente in cure palliative, situazioni pesanti, casi drammatici».
Molti hanno chiesto una rivalutazione dell'assegno a causa di un aggravamento della patologia. Il tutto certificato, anzi, consigliato dai medici curanti o dagli operatori sociali, perché il malato necessitava di maggiore assistenza e dunque di maggiori spese. «Tutta gente che si era cominciata ad impegnare con una badante, regolarizzandola: stipendio, assicurazione. Peccato che i nuovi criteri della valutazione sembra invece che ci dicano: se uno è più grave, non è detto che abbia bisogno di più assistenza. Insomma, la valutazione dei tempi assistenziali è cambiata. La Provincia valuta solo il diretto intervento alla persona».
Per capirsi, l'unica è un esempio. «Se uno porta il catetere, non gli devi cambiare il pannolino». Ergo, serve meno tempo da parte di chi assiste, quindi l'assegno per pagare quest'ultimo può essere meno corposo. Tagliati gli assegni, sono cominciati così a fioccare i ricorsi, non facili da redigere perché assai tecnici e soprattutto perché chi ricorre ha ben altri problemi a cui pensare, poco tempo, nessuna voglia di girare per uffici e pagarsi certificati su certificati. È proprio questo il vero intoppo: vista la crisi, le famiglie avrebbero bisogno di un aiuto maggiore, non uguale o addirittura minore.
«La scorsa settimana - spiega Bissacco - siamo stati a parlare coi funzionari provinciali, per denunciare la nostra incapacità: ci proviamo, ma non è semplice gestire tutti questi ricorsi». Idem accade alle altre associazioni assistenziali, legate agli altri sindacati. «In Provincia abbiamo ricevuto una rassicurazione: cercheremo di curare con urgenza i ricorsi per i casi gravi».
Troppo poco, spiegano all'Auser. Anche perché il sommerso è altissimo: «In questo settore le persone che più hanno bisogno meno parlano. Questo è il dramma. Ciò che a noi maggiormente dispiace sono questi abbassamenti nei livelli di cura. Anche perché ci sono famiglie con cassaintegrati, disoccupati, studenti senza stipendio. Tutto si aggrava in un momento in cui la gente è spaventata, perché dice: cosa facciamo adesso che abbiamo assunto la badante?». Ché magari uno aveva un certo livello, con 900 euro al mese, e ora si trova al precedente con 500. «Ora, la badante, come la paga?»


