BOLZANO. Antonio Perrone, l’ex contavalute della Tfa, autore del furto da capogiro compiuto la sera dell’11 agosto 2004, ha vinto la sua battaglia penale contro il fisco. Dopo la condanna rimediata per il furto vero e proprio, l’uomo era finito sotto processo anche per violazione degli obblighi fiscali. In sostanza era stato accusato di aver omesso di segnalare, nella dichiarazione dei redditi del 2005, anche l’importo che aveva rubato in occasione del famoso colpo. Come si ricorderà Antonio Perrone riuscì ad impossessarsi di 1.247.200 euro fuggendo in Thailandia. Successivamente, al suo rientro in Italia fece recuperare agli inquirenti parte del bottino e venne condannato per la sottrazione dalle casse della Tfa, ove lavorava, di 729.647,87 euro. Di quella somma, circa 600 mila euro avrebbero dovuto - secondo l’Agenzia delle Entrate - essere segnalate nella dichiarazione dei redditi del 2005. Antonio Perrone fu così denunciato nuovamente in sede penale per evasione fiscale. In primo grado fu condannato ad un anno di reclusione, oltre all’obbligo di procedere al pagamento di imposte per poco meno di 400 mila euro. L’altro giorno la corte d’appello ha annullato la condanna e lo ha assolto. Sono risultate vincenti le tesi difensive dell’avvocato Giancarlo Massari che aveva sempre sostenuto l’insussistenza dell’accusa per il semplice motivo che nel 2005 (anno della mancata segnalazione al fisco dell’importo) non vi sarebbe stata certezza sulla normativa in vigore in materia. Tanto è vero - ha sostenuto in giudizio sempre l’avvocato Massari - che l’anno successivo l’allora ministro alle finanze Pierluigi Bersani sentì la necessità di emettere una norma interpretativa ad hoc che chiarisse una volta per tutte l’intricata vicenda. Ma la norma ad hoc non può avere valore retroattivo e così Perrone è riuscito ad evitare la condanna per evasione fiscale. Non riuscirà però ad evitare l’erario. Pur senza sanzione dovrà comunque prima o poi procedere al pagamento delle tasse.

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