Bolzano. La migliore assicurazione del centrosinistra è stata per anni l’irresistibile attitudine del centrodestra a dividersi in gruppi ferocemente ostili. Il centrodestra unito per le comunali è la novità che spiazza. Forse costringerà a tirare fuori il meglio. A guidare la lista del Pd sarà Alessandro Huber, capogruppo uscente e segretario del partito.

Fino all’ultimo avete sperato nell’incidente che rompesse il centrodestra. Magari uno scatto di Michaela Biancofiore. Invece nulla.

Inutile negare che questa volta ci sarà una competizione molto ambiziosa da parte dei nostri avversari. Dovremo essere uniti e precisi. Si insiste sul centrodestra, ma anche noi modestamente abbiamo fatto i compiti: nel centrosinistra ci saranno al primo turno i Verdi, come non accadeva da due elezioni. E anche il ritorno della Sinistra è una bella notizia.

Avete iniziato la campagna con un approccio aggressivo, in fondo inedito per le vostre corde, attaccando il candidato sindaco Roberto Zanin, descritto come una sorta di marionetta del leghista Filippo Maturi.

Più aumentano i giorni, più è forte lo stupore per la candidatura arrivata dalla Lega. Zanin non fa mistero di non essere uomo di destra e la sua famiglia è conosciuta per essere di sinistra. Cosa ci fa lì e come riusciranno a convivere?

Il vostro candidato Caramaschi è invece una delle ragioni per cui giovedì il M5S ha risposto “no grazie” alla vostra proposta di entrare in coalizione.

Non sono contenti di Caramaschi come amministratore, vero. Un tentativo andava fatto. Non è stato tempo perso. Essendo alleati di governo, abbiamo discusso su come sia possibile valorizzare il nostro ruolo ad esempio nella Commissione dei 6 e dei 12.

La ricandidatura di Caramaschi non è mai stata veramente in discussione, nonostante i tentativi arrivati dalla Sinistra, dai Verdi e anche da una parte minoritaria del Pd. Come mai?

Abbiamo deciso in autunno di puntare su di lui. Possiamo avere divergenze a volte, ma Renzo è l’uomo del fare di cui ha bisogno Bolzano. Sul piatto della bilancia le sue competenze e la sua visione sulla città pesano di più.

Avete recuperato Monica Franch. Oltre ad essere candidata, rientra nel Pd?

Sì. La scissione del gruppo bizziano è stato un momento difficile, sono felice del ritorno di Monica.

Non avete cercato il Team K a causa del veto della Svp. E se vi scaricassero come in Provincia?

A destra si divertono a vendere l’alleanza come cosa scontata. Se fosse così, significherebbe che è stato fatto un accordo sulla testa del vicesindaco Luis Walcher, che sostiene di avere lavorato bene con Caramaschi. Noi parliamo con la Svp di Bolzano, altri non so. Con Walcher, candidato sindaco, al primo turno ci sarà una sana competizione. Ad esempio su piazza Erbe. I comportamenti scorretti vanno ostacolati, ma siamo contrari alla criminalizzazione di una generazione che vuole vivere la città anche di notte. La nostra campagna elettorale punterà molto sulla creatività e la cultura. Bolzano può acquisire una identità culturale ancora più marcata. Cultura è sicurezza, questa è la nostra visione agli antipodi della destra: una città spenta è una città meno sicura.

Mettete in conto la voglia di cambiamento dei bolzanini?

Anche noi abbiamo voglia di un cambiamento, ma non bastano un paio di slogan e i social. La lista del Pd sarà un mix di conferme e novità, trasversale tra le età, con realtà interessanti dei nuovi cittadini. Il nostro progetto è andare avanti, sulla base del buon lavoro impostato in questi anni sul sociale e sulle grandi opere.

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