Bolzano. «Non si può accostare il simbolo del genere femminile a frasi xenofobe». Così Luisa Gnecchi, femminista, ex parlamentare, tra le fondatrici dell’Aied di Bolzano, di fronte ai cartelli esibiti da alcuni studenti durante la manifestazione sul Lungotalvera di venerdì mattina. “Accoglienza è stupro”, “Migrante arrogante pericolo costante”, “Stranieri nelle piazze, stupratori alle stazioni, li vogliono i compagni, li pagano i padroni”. La presenza di Francesco Bragadin, professore delle superiori, la bandiera italiana in testa al corteo, l’arringa al megafono di una rappresentante d’istituto del liceo Pascoli proveniente dal Blocco Studentesco, la giovanile di Casapound. L’ex assessora provinciale all’istruzione commenta con severità l’accostamento di un simbolo del femminismo a una visione del mondo xenofoba, ma soprattutto la strumentalizzazione di un atto gravissimo, lo stupro.

Qual è la differenza tra la manifestazione organizzata da associazioni e sindacati e quella di venerdì?

La prima è stata una manifestazione spontanea, la risposta nell’immediato di tanta gente, mentre la seconda è stata organizzata a posteriori, una settimana dopo, e ha usato il colore della pelle a scopo propagandistico. Differenza sostanziale è l’assiduità, perché dieci giorni fa c’erano la consigliera e il comitato di parità del Comune, oltre a tutte le associazioni che ogni anno partecipano alla Giornata contro la violenza sulle donne, il 25 novembre. Associazioni, sindacati e persone sempre presenti. Se l’attività di persone e istituzioni è costante, e non a seconda di chi eserciti violenza, la strumentalizzazione non c’è. Questa nasce quando ci si mobilita solo in occasione di un evento, e per di più legandolo all’immigrazione.

La violenza avviene prima di tutto tra le mura domestiche.

Sì. L’importante è essere contro ogni tipo di violenza, da chiunque sia fatta. Bisogna educare al non possesso e al rispetto, creando una forte responsabilizzazione dei giovani in questo senso, anche se non sono tempi facili. In Trentino la Provincia ha soppresso i progetti di educazione all’affettività attivati durante la scorsa legislatura, per esempio. Il Comune di Bolzano invece ha promosso una serie di proiezioni sul tema, un bel progetto di Giuliana Franchini.

Colpisce che al megafono, venerdì, parlassero anche giovanissime donne. Confusione su ciò che è femminismo?

Il femminismo è sostenere che ogni discriminazione è violenza. Il resto, il colore della pelle, la provenienza geografica, è funzionale soltanto a un discorso xenofobo che nulla ha a che vedere col femminismo e col contrasto alla violenza. Ogni ragazza dovrebbe riuscire ad acquisire consapevolezza rispetto a se stessa e rispetto ai propri diritti, sia nella vita lavorativa, sia nella vita quotidiana. Oggi una sedicenne sta scuotendo il mondo sul tema dell’ambiente: spero che presto potremo prendere da una sedicenne lezioni di femminismo. S.M.